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Al di là di ciò che racconta, è interessante sottolineare l’importanza di un film e più in generale di un progetto come Air – La storia del grande salto, ritorno alla regia di Ben Affleck a sette anni di distanza dal pesante flop commerciale de La legge della notte e soprattutto dopo alcune vicende personali che lo avevano fatto precipitare nuovamente nell’incubo dell’alcolismo (la cui parabola poteva già essere letta nella realtà così come nella finzione grazie all’interpretazione in Tornare a vincere).
Indubbiamente c’era molta attesa per il ritorno dietro la macchina da presa di Affleck, dopo i successi di critica ottenuti con piccole perle come Gone Baby Gone e The Town, fino alla gloria degli Oscar grazie a Argo, ma questo era probabilmente l’aspetto meno rilevante del progetto che fin dalle prime battute preannunciava una doppia sfida non indifferente: prima di tutto costruire la narrazione sfruttando il riconoscibile canovaccio da film sportivo – si parla di basket, ma non viene mai mostrata alcuna sequenza dedicata ai match – quindi, far orbitare il tutto attorno alla figura emblematica del personaggio simbolo di quello sport, colui che lo spettatore già sa cambierà i connotati del basket a livello internazionale, senza mai mostrarlo in maniera diretta.
Una doppia sfida che Affleck dimostra di saper affrontare e vincere sfruttando al massimo la sua esperienza e captando al meglio i gusti del pubblico di riferimento. Air – La storia del grande salto evita sapientemente il puro effetto nostalgia sia accogliendo le hit della sua colonna sonora non per aderire alla moda di turno ma per scandire a più riprese (nonché a livello diegetico) il ritmo di una narrazione serrata e calibrata in ogni dettaglio, tanto da somigliare più ai film-inchiesta stile Tutti gli uomini del presidente che ai veri e propri film sportivi (à la Rocky, per intenderci). Inoltre, è un film consapevole del tempo presente, in cui la figura di Michael Jordan è stata sviscerata in ogni suo aspetto (ricordiamo la docu-serie The Last Dance), dove anche il mondo del basket è stato spesso protagonista in maniera diretta (Winning Time – L’ascesa della dinastia dei Lakers, They Call Me Magic) o indiretta (Space Jam 2) e per questo motivo l’obiettivo principale di Affleck e dello sceneggiatore Alex Convery è quello di evocarne il mito, giocando di sponde (attraverso la concorrenza di Adidas e Converse o all’irresistibile carisma di una famiglia determinata).
Dopo anni Affleck ritrova l’amico Matt Damon anche al di qua della macchina da presa e inutile dire che i due fanno a gara di bravura, supportati da un cast in stato di grazia che conta anche Jason Bateman, Chris Tucker ma soprattutto Viola Davis (voluta dallo stesso Jordan per il ruolo di sua madre), che in poche sequenze è capace di regalare momenti di eccezionale umanità.
Acquistato da Amazon Studios, Air – La storia del grande salto è stato distribuito nelle sale da Warner Bros. per un periodo limitato di tempo, per poi approdare in streaming il 12 maggio 2023. Un segnale positivo è dato anche dal discreto incasso al box-office, in un panorama mediatico che riduce sempre di più l’offerta indirizzata a un pubblico medio/adulto.
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