Recensioni

Uno degli elementi fondanti della quasi ventennale (!) epopea dei Belle And Sebastian è lo speciale, strettissimo rapporto con i fan, ieri come oggi. In questo senso, a dispetto degli inevitabili cambi stilistici, estetici e di formazione che hanno costellato l’avventura di Stuart Murdoch & co., dagli esordi ad oggi nulla è cambiato. Il pubblico cui continuano a guardare è quello dei singoli, degli EP, di tutte quelle uscite collaterali al full length dove spesso, invero, si annidano le perle da custodire più gelosamente; un’estetica da inguaribili romantici, la stessa del caro vecchio pop dei Sixties, di Morrissey e dell’indie anni ’80. Roba da collezionisti e completisti, da adepti di un culto segretamente condiviso con pochi altri eletti. È quindi all’audience cosiddetta “generalista” che si rivolgono raccolte come Push Barman To Open Old Wounds (2005, relativa al periodo Jeepster) o questa, che mette meticolosamente insieme tutte le canzoni pubblicate nei singoli editi da Rough Trade dal 2003 al 2010.
E l’ascoltatore medio e (più o meno) casuale cosa potrebbe tirare fuori da questo ascolto più di quanto non gli abbiano già detto sui B&S i tre LP di riferimento del periodo in oggetto, ovvero Dear Catastrophe Waitress (2003), The Life Pursuit (2006) e Write About Love (2010)? Troverebbe la conferma di un eclettismo enciclopedico, di una confidenza – a volte sin troppo sfacciata, ai limiti dell’improbabilità – con pressoché tutto lo scibile pop: dalla bossanova (Love On The March) al power pop (Suicide Girl), dal country (I Believe In Travellin’ Light) al reggae (The Eighth Station Of The Cross Kebab House), dal synthpop (la rilettura di I Didn’t See It Coming fatta da Richard X) al folk alla Simon & Garfunkel (Stop, Look And Listen), dal night club (Long Black Scarf) all’afro alla Graceland (il remix degli Avalanches di I’m A Cuckoo), dal twang (Passion Fruit) alla ballad anni ’50 (Meat And Potatoes)… fino alla summa di questo percorso, il già singolo Your Cover’s Blown (qui presentato in un inedito Miaoux Miaoux Remix), coi suoi cambi di tempo, genere e atmosfera volutamente carichi e forzati. L’orecchio ne ha da goderne (specie nei momenti in cui l’ispirazione sovrasta la ricerca formale, come il sax irresistibile su tappeto di synth in Heaven In The Afternoon), e nondimeno si sorride spesso, perché in fondo questi ex-ragazzi scozzesi sono sempre rimasti loro. Immaginatevi un nerd in smoking catapultato a una festa di gala in mezzo alle star di Hollywood: l’effetto dei Belle And Sebastian “seconda maniera” è più o meno quello. Un po’ goffi, a volte stucchevoli, ma sempre adorabili, su.
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