Recensioni

Nonostante i Beak> ci avessero sempre abituati alla loro imprevedibilità, questa volta bisogna dire che l’hanno fatta grossa. Stiamo parlando della pubblicazione a sorpresa del loro nuovo album e dell’annuncio di un nuovo tour europeo in arrivo. Coerentemente Intitolata >>>>, la loro ultima fatica discografica è stata annunciata su X da Geoff Barrow (che dalle ceneri dei Portishead, nel 2009 aveva poi dato vita alla band rock sperimentale di cui sopra).
La scelta di pubblicare l’album senza nessun preavviso o singolo anticipatore non è frutto di un atteggiamento goliardico ma nasconde invece un motivo ben preciso. Alla base del progetto Beak> vi è infatti la volontà di produrre musica per la testa che sia fatta per essere fruita senza interruzioni e separazioni di nessun tipo come fanno invece i singoli e le tracce promozionali.
>>>> arriva così di punto in bianco presentando una selezione di nove brani inediti dai quali trasuda tutto l’eclettismo proprio della band britannica. Tra ballate malinconiche dal sapore 60s (Hungry Are We), ossessivi ritmi sia elettrici sia elettronici (Windmill Hill e Secrets ), e tracce pseudo prog, dall’alto tasso di psichedelia (su tutte Bloody Miles, The Seal e Ah Yeh che sembrano uscite dalla testa e dalle mani dei Silver Apples), il bellissimo ritratto che si ha è quello di un progetto sempre molto valido che ha ancora tanto da offrire e da trasmettere.
È un disco profondo questo dei Beak> che, scritto e registrato in piena pandemia, passa da una certa apertura sonora ad atmosfere più oscure e solenni (Denim, l’opening track Strawberry Lines e la conclusiva Cellophane) che riportano alla mente tanto la combo David Lynch e Angelo Badalamenti, quanto i Bohren & Der Club of Gore e i primi Timber Timbre. Un risultato convincente reso possibile da quella magica alchimia che puntualmente si viene a creare dall’incontro fra Geoff Barrow, Billy Fuller e Will Young, nonostante siano passati ben sei anni dal precedente >>>.
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