Recensioni

Se nelle produzioni a nome East Man è il grime ad essere il perno sonoro intorno a cui si dipanano gli ultra scarni beat del Nostro – che ha definito tale sound “Hi Tek”, da cui il nome della sua etichetta Hi Tek Sound – nonché le voci di giovani legioni di MC londinesi (Red, White & Zero vantava anche delle note di copertina scritte da Paul Gilroy), la materia alla base del progetto Basic Rhythm è invece un impasto multiforme in cui convergono pressoché tutte le tradizioni musicali dell’underground elettronico britannico degli ultimi tre decenni. Attratti da una forza centripeta, e parimenti disossati, rimasugli di hardcore breakbeat, drum’n’bass, UK garage, grime, dancehall, techno vengono riorganizzati da Hart in forme ad un tempo familiari ed estranee.
Electronic Labyrinth, che segue a due anni di distanza On The Threshold, pubblicato sempre sulla leggendaria etichetta di Mike Paradinas, è un album di cui chi ha seguito gli sviluppi del cosiddetto hardcore continuum non faticherà a riconoscerne gli ingredienti, eppure il pericolo déjà-vu è sapientemente scongiurato. All’opposto di molto revivalist hardcore in voga da qualche anno, quello di Basic Rhythm è una autodichiarata take “modernista”, definizione dello stesso Hart, che anche in fatto di self branding sa il fatto suo. E ascoltando le otto tracce che compongono l’album si fa sempre più chiara la doppia lettura che il producer ne ha dato: l’estrema fisicità e immediatezza delle tracce cela una più complessa articolazione sottostante fatta di dettagli sonori e cambi di pattern in itinere. Così facendo, riattualizzano l’impeto innovativo della gloriosa stagione ‘ardkore, e al contempo danno un ritrovato slancio creativo e vitale all’hardcore continuum. Non cloni posticci di un passato ideale, ma inediti ibridi senza genere (bass music come asso pigliatutto?).
Rispetto alle più monolitiche e monocromatiche tracce di East Man, Basic Rhythm – e in quest’album particolarmente – gioca di versatilità ritmica e cromatica. Craft apre le danze con bpm contenuti e dembow geneticamente modificato. Hayward Rock e Palace of the Peacock sono forse le tracce più colorate e sgargianti mai prodotte da Hart. Sorta di ibrido fra melodie (sino)grime e ritmi post-garage la prima, una quasi cassa dritta la seconda, non troppo lontana da certe coordinate di casa Principe Discos nelle linee melodiche. Techno e Acid Track sono invece meno trasparenti di quel che lasciano intendere i titoli; ancora una volta, Basic Rhythm parte da idiomi noti e ne altera il senso a modo suo. Larkin Around è un altro numero in zona 110 BPM, summa di sapori caraibici e tower blocks londinesi (a proposito di tower blocks: la foto, datata, di copertina ritrae la St Fabian Tower, sede della celebre radio pirata Rude FM la cui cricca annoverava anche Hart nei ‘90s). La title track spicca per l’alternanza di pieni e vuoti, aperture melodiche e riduzioni-ad-percussionem, ed infine il sipario cala sulle note più malinconiche e i crepitii burialeggianti di The Secret Ladder.
Applauso e standing ovation più che meritati.
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