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Sarebbe bello essere nuvole e avere un mondo da inseguire…. fermarsi solo un attimo e se c’è noia scomparire. È il programma col cuore di un bambino. È Il Cammino di Gigi D’Agostino. Musica più lenta che marcia e che spera. Veloce poi più lenta, violenta e sincera. Musica più lenta che è pace e che spera. Veloce poi più lenta, violenta e sincera. Chi viaggia poco resterà piccino Il Cammino di Gigi D’Agostino

Con queste parole estratte dalla sigla de Il Cammino di Gigi D’Agostino (programma radiofonico del 2005, targato m2o), il mitologico DJ ha finalmente dato inizio, venerdì 28 febbraio, al suo glorioso ritorno dal vivo dopo il lungo periodo di malattia che dal 2017 lo ha tenuto particolarmente lontano dai riflettori. Concepito per riaffermare il grande amore da parte di Gigi D’Agostino nei confronti della musica, nonché di un pubblico devoto che lo segue da almeno tre generazioni, lo spettacolo ha avuto luogo all’interno dell’Inalpi Arena di Torino sotto l’organizzazione di Fondazione Reverse.

Mettendo da parte le due partecipazioni straordinarie al Festival di Sanremo, l’iconico DJ non poteva che scegliere la sua città natale per imbarcarsi verso una nuova avventura dal vivo: un tour che prevede tre date in Austria (15 marzo al Messequartier di Dornbirn, 4 e 5 aprile al Salzburgarena di Salisburgo), e una a Rho Fiera Milano per il 12 giugno prossimo. Ma cosa si prova ad andare a vedere Gigi D’Agostino oggi, nel 2025?

Aldilà del bene e del male, bisogna ammettere che l’influenza di Gigidag all’interno della cultura musicale italiana (e non solo) ha ancora un certo peso. E questo lo si capisce vedendo le orde di genitori con famiglia a carico che si mescolano tra giovani e vecchi nostalgici di un’epoca che fu. Migliaia di persone, poco più di una decina, unite da ricordi ed emozioni che sembrano immuni allo scorrere del tempo. Vuoi principalmente per la spudorata affermazione di un’estetica “tamarra” – in un contesto storico e sociale degli anni ’90 dominato da discoteche leggendarie, vocalist e super DJ –, “il Capitano” è sempre stato stigmatizzato come portavoce di una cultura estremamente popolare, per non dire bassa. Ma dietro i cappellini da comandante, i cuoricini, gli occhiali da sole e gli ideogrammi giapponesi, in realtà c’è di più, c’è la visione della musica come collante indissolubile, come veicolo di sentimenti positivi in grado di unire chiunque indipendentemente da abitudini sociali e preferenze politiche. Ed è stato proprio questo a portare il producer verso territori mai sondati prima: un percorso fatto di sperimentazioni e azzardi che, partendo dall’eredità dell’Italodisco e dalla Dance, ha fuso insieme generi quali la techno e la trance per dare vita a stili meglio conosciuti come Mediterranean Progressive e Lento Violento.

Gigi D'Agostino
Gigi D’Agostino alla Inalpi Arena di Torino (Still fan video, 2025)

Per tre ore filate D’Agostino non ha smesso di pestare spingendo fino all’estremo un set fatto di casse dritte, synth virtuosi, clap in stile acid e derive hardstyle. Circondato da ledwall, lingue di fuoco e gonfiabili con il proprio nome stampato sopra, Dottor Dag è stato nella condizione ideale per condividere tutto il suo repertorio con una folla in delirio animata da un affetto sincero. Dall’alto della sua consolle, praticamente collocata a mezz’aria, il DJ ha così dato via libera a tutto il suo estro creativo presentando un live inarrestabile che, trainato dall’indiscusso cavallo di battaglia L’Amour Toujours, ha fatto letteralmente tremare l’intera struttura dell’Inalpi.

Ad alternarsi l’una dopo l’altra, tracce celeberrime come The Riddle, In My Mind e Bla Bla Bla (in una sorprendente versione simil gabber), ma anche brani meno noti come Sottosopra (Saltare) e rivisitazioni estreme di canzoni quali Thank You di Dido, Sarà Perché Ti Amo dei Ricchi e Poveri, Gam Gam, e Narcotic dei Liquido. Nel calderone revival sono finiti anche i temi principali di film quali Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (come omaggio sorprendente a Morricone), L’Ultimo dei Mohicani, e I Pirati dei Caraibi.

Nonostante la bella atmosfera e le good vibes, bisogna ammettere che oggi come oggi possa fare strano sentirsi parte di un’esperienza simile in un momento storico decisamente meno spensierato di quello in cui tutto ebbe inizio. È una riflessione inevitabile che, in un periodo così delicato, può aiutare nell’inquadramento del nostro ruolo all’interno di questo tempo e di questa società. Se poi si pensa all’effettiva impossibilità di modificare realmente il corso delle cose è forse giusto prenderne atto: non ci resta altro che ballare sulle ceneri di un mondo al collasso. D’altronde la ritualità insita nel ballo è qualcosa che ha sempre accompagnato l’uomo fin dalla notte dei tempi, attraversando caverne ancestrali, palazzi reali, balere e piattaforme social. Che sia questo il senso ultimo della vita? Connettersi all’unisono per lanciarsi alla ricerca di una catarsi da raggiungere attraverso la danza incondizionata? Vuoi vedere che sotto sotto Gigi D’Agostino ci aveva sempre visto lungo?

In my mind, in my head, this is where we all came from. The dreams we had, the love we shared, this is what we’re waiting for…

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