Recensioni

Ritornano gli Avi Buffalo, e con loro quell’attitudine indie/post-surf che aveva caratterizzato anche l’esordio eponimo. Con il sophomore At Best Cuckold, infatti, il frontman Avi Zahner-Isenberg e compagni scelgono di seguire la stessa linea che li aveva fatti conoscere e apprezzare in primo luogo da Sub Pop, e poi da pubblico e riviste di settore, tra cui anche Sentireascoltare. In altre parole, dopo quattro anni poco o nulla è cambiato dal debutto, e la formula proposta è ancora un rock alternativo ibridato ad un pop solare e prettamente californiano (i quattro provengono infatti da Long Beach), che li fa avvicinare non solo agli onnipresenti Beach Boys, ma soprattutto ai Real Estate.
Un paragone confermato dall’opening So What, che ne riprende la stessa malinconia pop con tenui chitarre elettriche a far da sfondo; chitarre leggere e mai invasive che ritornano in tutto il corso del disco (Found Blind, Can’t Be Too Responsible), accompagnate inoltre dalla presenza dell’acustica, a ribadire una vena cantautorale ancora presente, come dimostrano piccoli esempi di buon folk-rock quali Two Cherished Understandings o Won’t Be Around No More. Tutto è tenuto insieme dal falsetto del cantante, in grado di produrre ora ritornelli iper orecchiabili, ad esempio in Memories of You, ora veri e propri inni tardoadolescenziali, come dimostra Overwhelmed With Pride, forse il pezzo più convincente dell’album.
Una traccia che mostra in egual misura pregi e difetti di questo disco: il limite di At Best Cuckold è forse quello di non riuscire immediatamente a catturare l’attenzione, riuscendo ad emergere come insieme coeso solo dopo diversi ascolti. Verrebbe da aggiungere che questo non è necessariamente un male, perché, d’altra parte, il disco convince per le sue atmosfere, come del resto aveva fatto anche il debut: un approccio garage che ben si sposa a quella solarità geek propria dei luoghi d’origine, ma venata da una nostalgia dolciastra, in grado di confermare gli Avi Buffalo come una realtà indie pop con qualcosa da dire. In attesa del grande salto verso gli orizzonti della maturità.
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