Avi Buffalo
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Giulia Antelli
- 28 Novembre 2012
Gli Avi Buffalo sono un gruppo indie rock originario di Long Beach, California, fondato dal cantante e chitarrista Avi Zahner-Isenberg. La band esordisce nel 2010, quando, il 27 aprile, viene pubblicato il primo album omonimo tramite Sub Pop. Il disco – un mix tra rock alternativo e attitudine surf à la Beach Boys – viene accolto in maniera positiva, come conferma anche la recensione di Marco Braggion: “I falsetti nella ‘Angie degli anni 00’ oggi rinominata Jessica, una vaga attitudine surf (nell’ottimo singolo What’s In It For), il ripescaggio del migliori indie pop makers dello scorso anno (XX, Animal Collective, Pains Of Being Pure At Heart e Glasvegas) e un vago riferiferimento all’estate sognata del glo-fi. Ecco cosa ci vuole per fare un gruppetto che ha delle serie possibilità di infrangere cuori e diventare la nuova next big thing per la (fine della) prossima estate (Summer Cum appunto). Sdoganati su Sub Pop, i quattro tardoadolescenti da Long Beach, California son fieri di avere il passaporto americano”. Un’impressione confermata anche da Diego Ballani nell’articolo-intervista dedicato al gruppo, in cui si descrive il frontman Avi Zahner-Isenberg come “la nuova promessa targata Sub Pop, e a giudicare dalla maturità del suo songwriting, sembra che tale fiducia sia stata ben riposta”.
Nel 2011, un brano dal debut omonimo intitolato What’s In It For compare in un episodio del celebre cartone animato Beavis and Butt-Head. Dopo due anni di silenzio, il gruppo comincia a lavorare sul nuovo disco, di cui, a febbraio 2014, annuncia l’uscita tramite la pagina Facebook ufficiale: l’album si chiama At The Best Cuckold ed esce l’8 settembre ancora via Sub Pop. È anticipato dal brano So What, condiviso il 3 giugno 2014 sul canale Youtube dell’etichetta.
Il 27 gennaio 2015, Avigdor Zahner-Isenberg, tramite un lungo post pubblicato su Facebook, annuncia che il progetto è concluso. «Il progetto si è spinto troppo oltre», ha affermato Zahner-Isenberg «ho iniziato a 15 anni e sono andato molto oltre a quello che mi sarei mai aspettato… …non credo che il progetto fosse neanche per un secondo stato pensato per un’esposizione professionale …è così finito per causare più dolore [che soddisfazioni] prosciugando ogni mia energia».
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