Recensioni

Per capire un po’ meglio cosa sia stata la prima edizione di Auna, festival promosso dall’associazione culturale Nub nel bel mezzo della provincia pistoiese, è necessario partire dai presupposti che hanno portato alla realizzazione di questa tre giorni di musica.

Auna nasce come progetto residenziale chiuso, come luogo di scambio per musicisti, rivolto allo sviluppo di nuovi materiali sonori. In poche parole funziona così: nell’orario diurno gli spazi del cinema Moderno di Agliana vengono occupati dagli artisti per mettere a punto il materiale sonoro, materiale che di sera viene presentato al pubblico. Tre giorni che hanno visto gli stessi interpreti combinarsi in varie ensemble, tutte di ottimo livello perché Auna ha praticamente raccolto il meglio di quello che offre la scena elettroacustica – termine riduttivo in questo caso, ma passabile – nostrana.

La serata di sabato in particolare è stata costruita in un crescendo di suoni. I primi a esibirsi sono stati Malatesta e Brasini in un live poco elettroacustico, visto che gli elementi a disposizione erano semplicemente chitarra, piccole sfere fatte rotolare per terra (ovvero gli Aural Tools di Attila Faravelli) e un tamburo, ovviamente in stile do it yourself che accosta uno sopra l’altro pelle, metallo e la plastica di un bicchiere. Il suono è estremamente minimale, si trattiene quasi il respiro per non interferire nel lavoro dei due, che lascia ampio spazio ai rumori di fondo, alla percezione del luogo attorno ai presenti. Poi si continua nella costante del diy in fatto di strumenti, perché si prova a processare tutto il processabile, aprendosi ai rumori e alla possibilità di fare musica con le modalità più disparate. Così troviamo Lami e Ielasi alle prese con un’estetica del rumore come segnale, chiaramente analogico e di natura quasi telegrafica, che si avvale di registratori a cassette e scrivanie tamburellate ora dalle dita, ora da un piccolo tubo di legno; nel mentre l’ensemble Asnan, Baruzzi, Rinaldi presenta giradischi che suonano con e senza vinili in concomitanza con le strumentazioni impossibili di Rinaldi, tra membrane elettrificate e fogli di alluminio, il tutto processato da una valigetta piena cavi e cavetti degna di un bombarolo. La chiusura della serata è invece affidata a RattiCarghiniFaravelli, trio che più degli altri si dedica alla costruzione di un landscape, con Ratti impegnato nell’amalgamare le gommosità di Carghini e i samples di Favarelli che in conclusione ci regalano anche un immaginario da foresta tropicale.

Morale della favola? Auna si dimostra festival di ricerca, luogo di sperimentazione per gli artisti e di scoperta per il pubblico. Non si poteva chiedere di più.  

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette