Recensioni

Nessuna scommessa, solo nomi facili su cui puntare che danno la vittoria assicurata. Non che sia un male, anzi. Del resto, Astro è il festival delle stelle della musica elettronica, delle proposte che attirano il grande pubblico sia sul versante dell’ascolto popular (Moderat) che su quello del clubbing (Dixon, Daniele Baldelli, Lory D). L’edizione 2017, la seconda dopo l’esordio all’interno della cornice di piazza Castello a Ferrara, si è spostata a Milano in una location ampia e piena di verde come quella del Circolo Magnolia.

Si parte al tramonto, nello Jager Stage, con il set di Abstract e poi arriva Clap!Clap!, prima stella della serata con il suo mix di decostruzionismi hip-hop, percussioni afro, bass music avvolgente, psichedelia esotica e ritmi sincopati. Cristiano Crisci, stabilmente alle macchine, è accompagnato da una folta live band, un ensemble che comprende alcuni percussionisti (elemento fondamentale della sua terrigna proposta) ed anche un coro di clap. E così, mentre il caldo picchia duro, ci si abbandona alle dolci evasioni e ai frenetici movimenti in un viaggio che, da Tayi Bebba a A Thousand Skies, attraversa Africa, Oriente e Europa. Mettendo in scena una lucida visione elettronica, aperta e trasversale, il suo set ne conferma senz’altro il talento. Nel frattempo, nello stage centrale, Gold Panda tempera gli animi con un set mentale e ipnotico che non si è fatto mancare l’esecuzione di You, attesa sotto palco come una grande hit. Ma il pubblico – lo si intuisce dal chiacchiericcio – è lì tutto per Moderat.

Il progetto di Sasha Ring (Apparat) e Modeselektor, come già colto da chi scrive durante l’ultimo live alla Venaria di Torino, ha la capacità di portarsi dietro una fetta di ascoltatori più legati alla cassa e al club (le cavalcate di A New Error, le progressioni di Running) e un’altra meno danzereccia a cui piace lasciarsi cullare dalla voce calda e sofferta a là Thom Yorke di Apparat (Rusty Nails, Bad Kingdom) e da melodie tra il dream pop e un r’n’b bianchissimo. La formula è vincente, la tracklist segue l’evoluzione che dal primo album ha portato al recente III dichiarando le velleità pop a tutto tondo del progetto. Ci sono momenti in cui le gambe non riescono a mantenersi salde, altri in cui si chiudono gli occhi e le parole risuonano nel cuore.

Scatta la mezzanotte ed è il momento dei big del clubbing: la scelta è tra Dixon, nello stage centrale, e Daniele Baldelli, nell’area esterna. Optiamo per la seconda e, con un fresco drink in mano, si vola nello spazio con le astrazioni cosmic che hanno fatto la storia della disco italiana condite di sfumature funky, disco music vintage e l’house melodica di Chicago. Ottima tecnica nel djing e selezione curata e mai banale, Baldelli conferma il suo buono stato di forma. In tanti, però, preferiscono i tunnel ipnotici e i palleggi ben costruiti di Dixon, figura ormai di culto nel mondo dei club, da un paio d’anni il migliore ai piatti secondo l’influente testata web Resident Advisor. Ed è un altro nome iconico, ovvero Lory D, che intorno alle 3 prende i controlli e consuma le residue energie dei presenti con della dura e pura techno militante, suoni che riportano la mente alla Roma dei rave degli anni Novanta con bpm all’impazzata, tastiere estatiche e avvolgimenti acidi fino all’alba.

Le aspettative di Astro non sono state deluse. Con nomi di grande impatto, dal pop elettronico alla cosmic disco passando per gli afrofurismi e i percorsi ambientali fino alla techno, il festival ha brillato nel cielo anche quest’anno.

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