Recensioni

Steffen Berkhahn si è fatto le ossa nel circuito house con svariate compilation tra cui l’acclamata Body Language Vol. 4 su Get Physical. Nel suo curriculum vanta poi una collaborazione duratura con Âme e Henrik Schwarz. Oggi torna a fare il suo mestiere di artigiano con l’esperienza tecnica di un patron (è lui una delle menti in casa Innervisions) e il giusto savoir faire che si confà a un berlinese.
Il titolo della compilation è una citazione a un pezzo dell’80 di Paul McCartney: la traccia era una specie di sperimentazione dove l’ex-Beatle mescolava sintetizzatori, pezzi di chitarre acustiche e testi deliranti. Anche qui si crea quindi qualcosa di nuovo da pezzi di amici e colleghi, tagliando, cucendo e rimescolando a più non posso. Dato che il nostro ha nel suo archivio tutti i nastri originali, quello che ne esce è uno dei mix più originali di questa fine 2009. Sembra quasi che siano tracce nuove, coerenti in un tutt’uno che solo i grandi riescono a sostenere dall’inizio alla fine.
I nomi sono comunque dei pezzi grossi: Danny Tenaglia sotto il moniker Code 718 nella deeppissima Equinox remixata dall’amico Schwarz, The Machine con un gregoriano misto tribale da pelle d’oca (Fuse), il retrò color sepia dei Tokyo Black Star, la precisione della maga Kiki (Good Voodoo), il touch balearico nell’incipit di Icasol (Ongou), il romanticismo degli Junior Boys nella rivisitazione di Ewan Pearson (Hazel) e la bossa al cardiopalma di Peter Kruder in salita (Law Of Return).
Sarà anche una compilation, ma sfido a trovarne una così compatta e stilosa. Siamo in odore di alta classe deep: il livello ricorda Carl Craig, Ricardo Villalobos e gli Apparat. Ottimo lavoro Dixon.
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