Recensioni

7.1

È tutto qui?, verrebbe da chiedersi, in attesa di un nuovo album di Anna Calvi dal 2018 dello splendido Hunter. Certo, nel mezzo ne sono successe parecchie di vicende, sia personali (la maternità, una newsletter su Substack) sia artistiche (la colonna sonora di Peaky Blinders, la recente partecipazione a HELP(2)).

Ad ogni modo, la qualità di questo (ennesimo) EP non fa altro che aumentare l’attesa, per quanto succinto sia. Ma dovremo pazientare ancora perché leggiamo che Is This All There Is? è il primo capitolo di una trilogia di dischi che esplora l’identità come metamorfosi, plasmata e riplasmata attraverso l’esperienza dell’innamoramento. L’idea nasce dal cambiamento di prospettiva vissuto da Calvi dopo essere diventata genitore. Nell’EP, l’artista si immerge in domande esistenziali sulla vita contemporanea: come possiamo recuperare l’intimità? Esiste qualcosa di più elementare a cui possiamo riconnetterci? Cosa significa sentirsi davvero consapevoli?

In programma, appena quattro canzoni, quattro come i fotogrammi in copertina: due sono cover, per altrettante collaborazioni di peso legate da un forte mood cinematografico-narrativo che accresce tensione e drammaticità. Cover e collaborazioni sono del resto due “sport” in cui Calvi eccelle. Ci sono Iggy Pop (nel marziale singolo God’s Lonely Man, dove le voci si alternano tra profondità e ruvidità mentre la chitarra taglia e cuce, inconfondibile), Perfume Genius (nella reinterpretazione elettrica e dilatata di I See A Darkness di Bonnie “Prince” Billy), Laurie Anderson (in primo piano nello spoken di Computer Love dei Kraftwerk) e Matt Berninger dei The National (nella ballad alt-rock della title track). Nel frattempo, bentornata.

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