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7.2

 

Una copertina dadaista e folle sottolinea il patchwork di suoni raccolti in Live On Planet Earth, primo disco dal vivo della Andromeda Mega Express Orchestra, definendone anche l’attitudine quasi fumettistica. Un’ironia cartoonesca – la stessa che spiccava anche sulle cover e tra i solchi dei precedenti Take Off ! (2009) e soprattutto Bum Bum (2012) – che i sei brani di questo live anomalo (il materiale è quasi del tutto inedito) interpretano con piglio ironico, ma tutt’altro che improvvisato, visto l’incredibile lavoro di scrittura che i diciotto musicisti (anche se il merito è soprattutto di Daniel Glatzel) mettono in campo. Sei episodi che mescolano jazz, classica, colonne sonore, contemporanea, musica concreta, mondo dei cartoon, per un suono talmente ricco e indecifrabile, da acquistare un senso e un’identità proprio in virtù della sua natura.

Tutto comincia con una Opening paracula e perfida, tanto riesce a nascondere il vero carattere dell’album con i suoi fiati allungati in un’aria davisiana in stile Sketches Of Spain, almeno quanto il primo minuto della successiva La Prêtre Virè, brano a cui poi tocca il compito di svelare le carte con un alternarsi di sincopati e batterie libertine, “gattisilvestri” in punta di clarinetto e chiuse di archi quasi hitchcockiane. Da lì in poi parte la scoperta di un universo sghembo ma credibile, in cui una “techno” artigianale entra in gioco con tagli orchestrali da musica contemporanea (Sozialbão), un collassare quasi free di contrappunti tra i vari strumenti preannuncia l’Harmagedon per poi giocare di fino sulle poliritmie, certi Looney Tunes in acido sbatacchiano a destra e a manca ottoni, fiati e rumori assortiti (Overture). Fino all’iconoclasta e conclusiva W. A. Mozart vs Random Generator, in cui il celebre compositore si trova a concorrere con un generatore di musiche casuali.

Divertente e intelligente, furiosa e raffinatissima: la Andromeda Mega Express Orchestra è la dimostrazione vivente che gli ambienti classici e i curricula annessi non sono sempre sinonimo di conservatorismo o approccio alt-snob alla materia musicale. Uno dei lavori più frizzanti ascoltati quest’anno.

 

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