Recensioni

7.2

A due anni di distanza dall’uscita di Europe, secondo album entrato da subito nelle grazie della critica specializzata e il più venduto di sempre su Rough Trade, e il successivo ritorno in Fortuna Pop, che aveva accompagnato l’esordio in studio, gli Allo Darlin’ piazzano il terzo centro consecutivo.

Le fondamenta di questo We Come From The Same Place nascono da alcuni stravolgimenti nella vita di Elizabeth Morris, che si è sposata ed è ora residente in pianta stabile nella nostra Firenze. Parliamo di un disco che, a livello di sonorità e atmosfere, non si distanzia minimamente dalle precedenti fatiche; proprio per questa perseveranza nel percorrere da ormai quattro anni la stessa strada, però, la band sta mostrando la sua alta caratura: sappiamo fare una cosa, ma la facciamo alla grande. L’epicentro dell’album non può che essere ovviamente la splendida voce di Elisabeth, lontana da qualsivoglia funambolismo vocale, e proprio per questo così maledettamente rassicurante, più vicina ad una dimensione terrestre con il suo tono caldo, che ti abbraccia delicatamente.

Come se stessimo parlando alla classica ragazza della porta accanto, con la quale ti vergogni un po’ a colloquiare ma che non puoi fare a meno di ascoltare. Bill, Michael e Paul non fanno altro che accompagnarla con graziosi e soffici accordi, girandole intorno e sapendo che il grosso del lavoro deve farlo lei, a volte con l’ukulele (Another Year), a volte tirando fuori la chitarra elettrica (Half Heart Necklace) o addirittura accompagnandola con la voce (Bright Eyes), ma sempre tenendo a mente la lezione folk (History Lessons) appresa dai Nostri meglio di qualunque altra materia.

Alla band non piace sperimentare, non vuole cercare di saltare il fosso e nemmeno dirigersi verso vette più alte, consapevole delle capacità ma anche dei propri limiti: in quanti possono dire lo stesso?

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