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7.6

Ci scuseranno i fan di Plancton, ma l’Alessandro Fiori che abbiamo amato di più è stato quello del bellissimo disco d’esordio Attento a me stesso e dell’altrettanto emozionante Questo dolce museo. Cascata ci è parso invece un bel modo per lasciare spazio alle pulsioni “avventurose” del momento, grazie a brani più laterali ma in qualche modo anche più dispersivi. Tanto per dire che la stima che nutriamo per Fiori non ci impedisce di ammettere che, ascoltando i dischi più recenti dell’ex frontman dei Mariposa, non sempre siamo riusciti a provare quel misto di commozione e ammirazione che ci colse ai tempi degli esordi.

Mi sono perso nel bosco, da questo punto di vista, rappresenta un passo in avanti notevole: a produrre il nuovo album di Fiori troviamo infatti Giovanni Ferrario (già al lavoro con PJ Harvey, Hugo Race, Scisma e molti altri) e il bravo Alessandro “Asso” Stefana, chiamati a recitare il ruolo di un ideale Virgilio al cospetto di un Fiori/Dante alla mercé della più classica delle Selve Oscure. O forse sarebbe meglio chiamarla “bosco”, come da titolo del disco, che nel nostro caso assomiglia a una quotidianità letta da una sensibilità originale che non ha paura di mostrare i propri sentimenti o di ammettere debolezze figlie di una malinconia ormai endemica. Se è vero che nel comunicato stampa che accompagna il disco si parla, forse esagerando un po’, di un mix tra Tenco e i Flaming Lips, è vero anche che siamo certamente di fronte a un “cantautorato in technicolor” atipico per l’ex Mariposa, veicolato da alcuni tra gli arrangiamenti più intriganti della discografia di Fiori. Un suono affascinante che vive anche di collaborazioni illustri: da un Brunori Sas impegnato a “doppiare” il Nostro alla voce in Io e te a una Levante che dà il suo contributo a Fermo accanto a te, da Colapesce (Amami meglio) a Massimo Martellotta, da Dente a IOSONOUNCANE (entrambi in Troppo silenzio), da Enrico Gabrielli a Marco Parente (L’appuntamento).

Nei 12 brani in scaletta c’è il Fiori del primo disco (il riuscito valzer di Per il tuo compleanno) ma c’è anche la voglia di uscire dai soliti cliché: la title track è una zona del crepuscolo sospesa tra sogno e realtà in cui l’ascesa verso la vaporosa esplosione di suoni del secondo minuto è un piacere per le orecchie e per l’immaginazione; Una sera è semplicemente una delle più belle canzoni mai scritte da Fiori, cronaca intima di tutta la poesia e di tutti i dubbi che stanno dietro a una relazione di coppia; Pigi Pigi, con testo di Luca Caserta, è la surreale e disperata testimonianza della tragedia dei migranti dal punto di vista di una bottiglietta di plastica; Amami meglio è un angolo di vita familiare che ricorda nei suoni certi Eels prima maniera; Buonanotte amore vive su un mood evocativo e raffinatissimo dal punto di vista dell’organizzazione dei suoni.

Lo avrete capito: Mi sono perso nel bosco è un disco importante, e quello che si ascolta in questi 12 brani è un Fiori al massimo della forma, voglioso di farsi rapire dalla musica e dall’ispirazione. Chissà che 42 Records non riesca a garantirgli finalmente i palcoscenici che un artista della sua caratura meriterebbe di frequentare. Per quanto ci riguarda, siamo sicuri che porteremo queste canzoni con noi per molto tempo.

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