Recensioni

Oltre ad essere la prima testimonianza discografica di Alessandro Fiori dopo l'ottimo esordio Attento a me stesso e dopo la separazione dai Mariposa avvenuta a fine 2011, l'Ep Questo dolce museo è un'opera dalla duplice valenza: raccolta di canzoni capace di consolidare lo stile ormai riconoscibile del cantautore toscano da un lato, spazio libero su cui postare materiale fuori sincrono rispetto al passato – in qualche caso veri e propri abbozzi di brani -dall'altro. In altre parole, se Il vento riconferma la vena surreale di Fiori e La vigna ne ribadisce la bravura nel giocare con la nostalgia e i ricordi personali, L'Airone è un minuto e trentotto di saliscendi piuttosto ordinari su un beat monocorde, E quando tutte le stelle è una porzione incompleta di un valzer improvvisato, Io amo Gesù è uno spoken word da due-tre accordi sul ritmo di una grancassa.
Quanto c'entri tutto questo con il disco in uscita a settembre (fatta eccezione per il singolo Il vento di cui si è già parlato) è difficile dirlo e ipotizzare svolte stilistiche nette da materiale come quello raccolto in Questo dolce museo sarebbe quantomeno azzardato. Ci limitiamo quindi a prendere atto di un'operazione che pare più l'occasione per qualche probabile data live estiva, che una parentesi sostanziale della storia musicale di Fiori.
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