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Le ultime notizie di Alan Parsons, in fatto di musica registrata tra le mura di uno studio – o, più realisticamente, per mezzo dello scambio di file tra musicisti che si trovano in luoghi e magari pure tempi diversi – risalivano al 2014, cioè alla pubblicazione di A Valid Path, disco realizzato in combutta, tra gli altri, con David Gilmour, il figlio Jeremy, e il duo elettronico-dance americano The Crystal Method, quest’ultimo coinvolto per svecchiare un po’ lo sfondo prog/sinfonico del suo classico habitat e dunque acquisire un pubblico più giovane. Una mossa – disperata? – che non deve avere generato i frutti sperati, se è vero che meditare per 15 lunghi anni – nei quali Parsons ha pubblicato solo materiale dal vivo e raccolte, se si esclude The Sicilian Defence, realizzato in studio nel 1979/’80, mai pubblicato e inserito nel box set The Complete Albums Collection come succulento bonus – ha suggerito al leggendario musicista e produttore che il migliore futuro avrebbe potuto essere un ritorno al passato.
The Secret si può considerare il compendio di oltre 40 anni di musica realizzata sia col famigerato Project, sia a proprio nome. Riuscito, se quello che cercate – da fan – è una raccolta di 11 brani che hanno tutte le caratteristiche che sono servite all’ex collaboratore di studio di Beatles e Pink Floyd per diventare un nome leggendario anche in proprio, scrivendo e realizzando la sua personale (e di chi gli ha dato una mano grossa e concreta) visione musicale. Parsons è un entusiasta di magia e prestidigitazione, passioni che omaggia sin alla copertina di The Secret, sulla quale campeggia appunto un illusionista con tanto di cilindro, mazzo di carte aperto a ventaglio in mano, una colomba bianca che vola sullo sfondo e si sta allontanando lungo un sentiero lastricato di bacchette magiche. L’appello alla magia però non si esaurisce al primo sguardo, perché il brano che apre l’album è addirittura The Sorcerer’s Apprentice (quel L’apprendista stregone reso universalmente famoso, nei panni di Topolino, da Fantasia di Walt Disney). Al quale offre la sua arte un secondo mago, questa volta della chitarra, ovvero Steve Hackett, ex Genesis.
La magia, dunque, continua secondo le leggi dello spartito e della musica, arte magica ma non illusoria, che Parsons è ancora in grado di padroneggiare con abilità sufficiente a incantare, una volta di più, il suo pubblico più vecchio e affezionato. Le composizioni di The Secret si alternano tra il pop radiofonico di Miracle e l’AOR di The Limelight Fades Away, tra il brano “mccartneyano” di Fly To Me e la tipica canzone à la A.P. Project come la radiosa As Light Falls o la malinconica Soiree Fantastique. Ma su The Secret trova spazio anche la “coraggiosa” grandiosità di One Note Symphony, che grazie all’apporto dell’orchestra – che sostiene più delicatamente anche la ballad Sometimes e la conclusiva I Can’t Get There From Here che gronda un po’ troppa melassa – si staglia come anthem buono per i prog rocker più irriducibili. Requiem, che swinga al ritmo della jazz big band, è invece l’azzardo più pericoloso ma vinto; così come la romantica Years Of Glory, che sparge echi e melodie che sanno dei Pink Floyd capitanati da David Gilmour, può servire a ripristinare l’equilibrio sbilanciato proprio dal brano precedentemente citato. Alan Parsons rientra in quella lista di benemeriti che hanno cesellato – o ha contribuito a dare forma a – lavori che ci hanno reso il grigiore della quotidianità molto più accettabile di quanto il buon Dio, spesso distratto, abbia mai considerato. Maltrattare un disco curato e cresciuto per ben tre lustri sarebbe stato crudele: ma per fortuna (e bravura) non ce n’è stato bisogno, perché il navigato mago del suono inglese, insieme alla “solita” cospicua gang di star sulla quale può fare affidamento di volta in volta, ci ha messo del buono e del suo.
Non c’è bisogno di nessun trattamento di favore, di nessun occhio di riguardo immeritato. Il suo spettacolo di prestidigitazione musicale, sebbene non lasci più a bocca aperta, è sufficientemente ben riuscito. Nessuno – che lo conosca e lo abbia già apprezzato – chiederà indietro i soldi del biglietto di entrata.
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