Recensioni

A memoria, ma potrei sbagliare, non credo che la parola “coincidenza” sia presente nelle cento carte del progetto Oblique Strategies che molto era incentrato sul caso, sulla aleatorietà, sulla coincidenza fortuita; è indubbio, però, che la coincidenza abbia giocato sempre un ruolo predominante nella carriera del non musicista più famoso del mondo, ovvero Brian Peter George St John le Baptiste de la Salle Eno.
La coincidenza più famosa, al limite del leggendario, fu quella che portò alla nascita dell’idea di musica ambient, tra gambe rotte, finestre aperte e volumi troppo bassi. Quella più recente è invece legata alla celebrazione avvenuta alla Biennale Musica di Venezia con la consegna del Leone d’oro alla carriera. Proprio in quei giorni e proprio in Italia, per mano della Dialogo, arriva la coincidenza di cui sopra, ovvero la riedizione per la prima volta e in un box completo, dell’intero catalogo della Obscure Records, etichetta fondata da Eno a metà degli anni ’70 per pubblicare lavori sperimentali dei suoi amici e collaboratori.
Lavoro immenso, e non soltanto per il valore (anche economico, a guardare i siti di compravendita di usato per i titoli originali) dei dischi ripubblicati, ma anche come testimonianza di un periodo di ricerca, di sperimentazione sul suono, sulla musica, dentro e pure dietro la musica, portato avanti da una serie anche piuttosto eterogenea (per non dire in certi casi strampalata) di sperimentazioni, avanguardisti, ricercatori. A leggere i nomi di alcuni dei presenti in questi 10 cd o vinili, corredati dall’artwork originale di una ricercatezza e una concezione sopraffini, vengono i brividi: John Cage, Michael Nyman, Gavin Bryars, David Toop, Harold Budd.
Sembra di essere a una riunione tra la crème de la crème dell’avanguardia eterodossa dei decenni tra i ’70 e gli ’80, convitati di pietra a un sabba di non-musiche e sperimentazioni tra suoni analogici e digitali, tra studio di registrazione e strumentazione (più o meno) classica, tra accademia e anti-accademia nel tentativo di rendere “pop” (nell’accezione di “popolare”, ovviamente) la ricerca e l’avanguardia sulla musica e, soprattutto, sulla non-musica.
Rompere steccati, allora, e indicare sentieri che proseguono ancora oggi – siano essi ambient prima dell’ambient (vedi alla voce Discreet Music), orchestrazioni aperte, ondivaghe e a tratti deliranti (gli American Standard di John Adams, ad esempio) o drammaticamente struggenti (The Sinking Of The Titanic di Gavin Bryars), musiche da e per sculture sonore (Max Eastley e la sua ricerca sui suoni eterodossi), minimalismo risonante (l’esordio di Michael Nyman con Decay Music), ricercatezze pop aliene nella loro delicatezza (Music From The Penguin Cafè) e realisticamente un sacco di altra roba affascinante e completamente “altra” oggi, figuriamoci al tempo – era forse la missione che Eno si era dato in quei 3 anni tra il ’75 e il ’78 e se anche non lo fosse stata, poco importa, perché il risultato è stato esattamente quello di rimanere attuale a distanza di mezzo secolo e di influenzare per decenni altri musicisti e sperimentatori più o meno colti, più o meno avventurosi. Manifestandosi, cioè, col senno di poi come una “rivoluzione silenziosa, senza manifesti, proclami o chissà quale chiasso mediatico […]”, rubando le parole al saggio di Carlo Boccadoro che, insieme ai tantissimi altri appannaggio di Toop, Eastley, Bryars, Walter Rovere, Bruno Stucchi di Die Schachtel, ecc., impreziosisce il booklet che accompagna questa riedizione e che, vista la consistenza, è a tutti gli effetti un libro.
Insomma, ristampa dell’anno e operazione più che meritoria per ciò che reimmette in circolo, una sorta di portale spazio-temporale che, a dispetto del nome scelto per la label, illumina un passato che a sua volta ha illuminato e illumina il presente e il futuro.
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