Recensioni
Aavv
Lost Coast: Some Visionary Music from California (1980–1992)
-
Stefano Pifferi
- 18 Giugno 2025

Muore uno degli emblemi della California più psichedelica e solo qualche giorno prima una minuscola etichetta d’area grossomodo weird&psych di Los Angeles, specializzata nel recupero di dischi e musicisti più che dimenticati, tira fuori questa compilation che è davvero uno sguardo “altro” sulla California degli inizi degli anni Ottanta.
In primis perché si tratta di artisti decisamente fuori dai radar, alcuni esordienti o quasi, altri con all’attivo qualche disperso lavoro, praticamente evanescenti e persi nelle increspature del tempo. In secondo luogo perché quella condizione praticamente liminale autori e formazioni anche piuttosto diversi riescono a renderla su pentagramma, ognuno alla propria maniera ma con un sentimento comune e accomunante. Qualcosa di ipnagogico, di oppiaceo, di borderline tra veglia e incoscienza, visionario come suggerito dal sottotitolo, che rende questa compilation un gioiellino di prim’ordine per tutti coloro che a vario titolo amano perdersi nelle pieghe di suoni fumosi, da tramonto sfatto o da albe lattiginose, tra visioni e travisamenti, allucinazioni e sfocature.
Nelle parole del curatore Zully Adler questa retrospettiva, assemblata da nastri spesso trovati in garage sales o negozi dell’usato, racchiude “metaphysical music, or devotional music, or whatever you like” e, giusto per fornire qualche indicazione ulteriore, si muove in territori diversi come il lo-fi trascendentale di Stephen Ross & David Mason (Untitled), il caleidoscopio sixties-pop in acido dei Planetary Peace (Song Without Words), la fourth world immaginifica di Martin & Scott (African Sweet Fantasy) e quella avant di Clay Play (Ancestress) o le sperimentazioni vocal-elettroniche di Terry Garthwaite (Sacred Within).
Lee Underwood, che ha suonato con Tim Buckley e scritto di musica anche per Rolling Stone, con le sue “guitar freakuencies”, e Darrell DeVore, musicista con i Charlatans prima e con i Pigmy Unit poi (questi ultimi ristampati dalla nostra benemerita Holidays Records un paio di anni addietro) con le divagazioni hasselliane di Untitled, sembrerebbero i più “conosciuti” del lotto, o almeno quelli che hanno lasciato qua e là qualche traccia della propria arte, ma vi assicuro che l’ascolto di queste 10 tracce fa venire voglia di mettersi a cercare tracce di questi musicisti nei meandri più nascosti del web e rappresenta al meglio quell’idea di portale tra spazi e dimensioni che è la musica.
Amazon
