Recensioni

Il tempo e le sue contraddizioni. Quanto tempo è necessario per poter metabolizzare uno stato d’animo, un periodo complicato, la fine di qualcosa. Proprio il ‘tempo’, nelle sue più figurate declinazioni, è la linea sottile che lega tra loro i brani di Midnight Again, album che segna il ritorno degli …A Toys Orchestra a distanza di sei anni dall’ultima prova, Lub Dub. Idealmente, lavoro che chiude la trilogia avviata con Midnight Talks (2010) e proseguita con Midnight (R)evolution (2011), sostanzialmente un lavoro differente, più maturo ed articolato e che vede la partecipazione di un mai così denso ensemble di musicisti con parti di archi e fiati che trovano il proprio spazio naturalmente in scaletta, ricucendo strappi e stemperando i momenti in cui i tempi si fanno frenetici puntando il grilletto in direzione dell’indie-rock d’oltreoceano (Our Soul).
Ma Midnight Again è, soprattutto, un disco sul ‘qui ed ora’, con titoli in scaletta a segnarne confini ben definiti. Se è vero che la band guidata da Enzo Moretto – per l’occasione in cabina di regia con Bruno Germano – non ha mai smesso di lavorare su brani che fossero specchio fedele di dinamiche sociali contemporanee introitate dalla band, la nuova prova si fa carico di uno sguardo ‘altro’ che scava ancora più in profondità e che concede di scoprirsi fragili: (Take me home but please hold my hand ‘cause i’m a terrible liar and i feel so alone) è la strofa che chiude la struggente ballata Take me Home, sorretta solo dal piano – in quota Nick Cave – per esplodere in un canto liberatorio dalle tinte gospel-soul.
Linee guida e traiettorie che si intersecano sui sentieri dell’indie-folk e del notorio power-pop di casa (Life Starts Tomorrow), passando per uno spurio blues (Hallelujah) in scia all’ultima prova a firma The Veils; tempi più distesi e corali in cui il concetto di un “Noi” universale diventa palpabile (Midnight Gospel) così come una tendenza (anche questa ricorrente) a proiettare in scaletta una componente umbratile e cinematografica che soffia in direzione dei migliori Tindersticks, nella scurissima ballata suonata da un’orchestra giocattolo (sinistra componente dreamy annessa) di Hero.
Quando la fanfara chiassosa di OCD Lullaby scandisce gli ultimi rintocchi della ‘mezzanotte’ viene quasi voglia di riavvolgere il nastro e ripartire da zero, segno di un lavoro che suona compatto e che – più semplicemente – funziona. Ad un passo dal giro di boa dei venticinque anni di attività, gli …A Toys Orchestra confermano un mantra che è insito nel loro DNA: fregarsene delle mode e portare sul palco la migliore versione di se stessi è la migliore rivoluzione possibile, soprattutto di questi tempi.
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