Recensioni

6.9

Ristampa dovuta per la loudest band in NY, visto che al tempo dell’uscita un annetto fa, questo omonimo esordio aveva avuto ben poco spazio sulla stampa. Ed in tempi di (sospetto) revival per lo shoegaze/dream-pop – anche nelle sue versioni perversamente chitarristiche, vedi il mega-box in 4cd dedicato a Jesus & Mary Chain – un gruppo come questo ci sta benissimo.

Ecco così che la Rocket Girl, etichetta inglese consacrata al suono shoegaze virato spacey (in catalogo anche il definitivo A Tribute to Spacemen 3), riedita con l’aggiunta di ben 5 bonus-track quell’esordio finalmente distribuito worldwide. Il suono dei 3 newyorchesi Oliver Ackermann (voce, chitarra), JSpace (batteria), Jono Mofo (basso) è chitarristico si diceva, fino a sfiorare a volte il parossismo.

Il procedimento è semplice e lineare: prendere il meglio da Jesus & Mary Chain, Spacemen 3, Slowdive, My Bloody Valentine et similia, miscelarli in giuste dosi e infine annegarli letteralmente in un wall of sound catartico e a tratti sfinente. Probabile che l’attività artigianale di Ackermann con la sua Death By Audio – costruisce pedali ed effetti usati da molti eroi della distorsione come Lightning Bolt e TV On The Radio – abbia influito sul modus operandi del fare musica degli A Place…

I risultati sono tutto sommato buoni: incuriosisce sulle prime vedere fino a che punto di sconvolgimento possano arrivare, ma poi mano a mano si scopre che il rumore distorsivo non è qualcosa che copra la mancanza di idee. I pezzi sono ben strutturati, le melodie spesso e volentieri killer (in perfetto stile primi J&MC) e depurati dal wall of sound le 10 canzoni dell’esordio farebbero la loro porca figura. Discorso a parte le bonus track. B-sides, avanzi e estratti da singoli passati che non aggiungono nulla al già noto ma – fatto già di per sé buono – non sfilacciano il discorso musicale come succede spesso in questi casi, mantenendosi sul buon livello dell’albo.

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