Recensioni

6.6

Sembrano sinceri quelli della Dead Oceans quando raccontano di come il nastro demo dell'ep numero 8 dei newyorchesi sia risultato in assoluto il più rumoroso mai ascoltato alla label. Noi che gli A Place To Bury Strangers li seguiamo da un po’ di tempo, ci meravigliamo un po’ meno, visto che è proprio l’assalto sonico post-J&MC/Spacemen 3 a caratterizzare da sempre la band di Oliver Ackermann. Quest'ultimo, non a caso, uno dei più rinomati e ricercati costruttori di effetti per chitarre con la sua Death By Audio.

Onwards To The Wall è l’ep che inaugura il rapporto con la Dead Oceans e prepara la strada al terzo album. E per farlo utilizza l'ormai solito trademark della casa, spingendo cioè sull’acceleratore della reiterazione e del rosso degli amplificatori, per rinverdire il filone “wall of sound meets melodie vocali annoiate” che tanto abbiamo apprezzato i passato. Tra reminiscenze noisy (I Lost You), quintali di paranoia, echi dark-kraut-wave sempre squadrati e insospettabilmente gelidi (la title track impreziosita dal basso rotondo della new entry Dion Lunadon e dalle vocals riverberate di Kimya Dawson) reiterati in una successiva Nothing Will Surprise Me da cui sembrano emergere lasciti impensabili (i Dead Or Alive di You Spin Me Round annegati in maree di feedback) e aggressioni chitarristiche al limite del parossismo, l’attesa per il nuovo album non può che essere troppa.
 

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