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La notizia, improvvisa e certo inattesa, dell’arrivo di una sorta di “supergruppo grunge” con membri superstiti – letteralmente – di Nirvana e Soundgarden (e, in seconda battuta, Pearl Jam) non può che far felici tutti i nostalgici di quell’era, o quanto meno generare curiosità e aspettative ben al di sopra della media. Pubblicato a sorpresa dopo un annuncio su Twitter, questo disco sembra, almeno sulla carta, catapultarci esattamente a trent’anni fa, tirando in ballo alcuni protagonisti di primissimo piano, in una mossa di sicuro effetto emotivo (complice, ahinoi, l’ancora fresca scomparsa di Mark Lanegan e quella, pur relativamente recente, di Chris Cornell – senza contare tutti gli altri).

Dunque, il grunge è tornato? In realtà, le cose non stanno proprio così. Almeno, in parte. Di fatto, il progetto 3rd Secret – Krist Novoselic, Kim Thajil, Matt Cameron più il chitarrista Bubba Dupree (direttamente dai Void: altro glorioso reclutamento hardcore-punk catapultato in zona grunge, come Pat Smear prima di lui) e le vocalist Jennifer Johnson e Jillian Raye – appare piuttosto come un’estensione rock – più o meno alt.- di Giant In The Trees, la band che il bassista ha fondato nel 2017 (proprio con Raye) e con cui ha già pubblicato due album.

A testimoniarlo, la presenza in copertina del duo Novoselic/Raye e, crediti alla mano, l’assenza per quasi metà scaletta (cinque brani su undici), di Cameron, Thajil e Dupree. Ecco dunque spiegato l’alternarsi sistematico di acustico ed elettrico sin dalle prime due tracce, Rhythm Of The Ride (accordatura aperta alla John Fahey, armonie femminili a due voci e riverberi assortiti) e la già classica I Choose Me (minacciosità acide alla Opal, riffone come fosse Badmotorfinger, middle eight ultra-melodico e solo finale in cui non si può non riconoscere il tocco di Thajil – ma Dupree non gioca in panchina, anzi: sue molte parti soliste).

È come se, in effetti, fossero due formazioni diverse a suonare su questo disco: una band acustica in cui Novoselic scrive la musica e suona quasi tutte le chitarre acustiche, e il citato supergruppo a trazione Soundgarden. Sensazione replicata nel contrasto folk vs grunge tra Winter Solstice (ectoplasmi britannici Mellow Candle incontrano The Winding Sheet di Lanegan) e Lies Fade Away, o ancora tra l’umbratile e sempre laneganiana Dead Sea e la pure ottima Diamond In The Cold (che sconfina in territori indie tra Guided By Voices e Sebadoh), con momenti di interludio come Live Without You (tipica ballata rock alla Cobain, con melodia in minore di ascendenza harrisoniana) o la curiosa Right Stuff, in cui Krist rispolvera l’amata fisarmonica, fino all’efficace chiusura psych di The Yellow Dress (sorta di Black Hole Sun lisergica e semiacustica).

L’impressione è che la sequenza dei brani sia stata costruita per dissimulare, o meglio dar senso, a una inevitabile eterogeneità da work in progress: lo stesso Novoselic ha rivelato, in sede promozionale, che i musicisti hanno lavorato a un grande numero di brani in sessioni diverse, e che questo disco è solo un assaggio di altro a venire, presumibilmente un altro album entro la fine dell’anno. Ecco dunque che quello che poteva suonare come un limite si rivela, al contrario, un punto di forza: la ricerca (ancora in fieri, evidentemente) di una formula ibrida, che metta insieme songwriting, melodia pop – sì: pop – e il sound tipicamente Jack Endino (che, nemmeno a dirlo, ricompare a sua volta al banco di registrazione e mix). In questo, il ruolo svolto dalle due voci femminili – giocoforza straniante per tutti quelli che al loro posto immaginano, in automatico, ben altre ugole non più disponibili – è fondamentale e costituisce la vera sorpresa e il motivo di interesse del progetto, con linee vocali, melodie e hook che funzionano.

In altre parole: se il grunge è davvero tornato, stavolta è donna. Che poi ciò possa tradursi in un set di canzoni ancora migliore di questo, staremo a vedere. Intanto, l’inizio non è forse folgorante, ma è incoraggiante e piuttosto promettente. Solo un consiglio: meglio lasciare a casa la nostalgia.

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