Smile
Tom Skinner, Jonny Greenwood, Thom Yorke: the Smile (2021)

Weekend discografico. In streaming gli album di Kendrick Lamar, Nu Genea, The Smile, Black Keys, Florence + The Machine e altri

Nel nostro consueto approfondimento sulle uscite del weekend si parla degli Smile e dei Moderat, dell'atteso ritorno di Kendrick Lamar ma anche dei Florence + The Machine. A legare alcuni di questi lavori un discorso sul ballo come rituale ancestrale e contemporaneo, qualcosa che implica una comunità e la trascende

Dal folk intimista di Whitney K al commentario sociale di Kendrick Lamar, dalla Napoli di Liberato e Nu Genea ai quattro angoli del mondo, in questo weekend ancora ricchissimo di uscite discografiche non manca nulla, a partire dai grandi ritorni.

Quello di Lamar è senz’altro il più atteso tra quelli di cui vi diremo. Mr. Morale & The Big Stepper è un doppio album della durata di oltre un’ora. E di non facile assimilazione. Mancano i pezzoni che hanno reso DAMN il caposaldo che è, in parte manca anche la costruzione black roots e in particolare jazz che ha reso To Pimp A Butterfly un capolavoro. Al loro posto c’è un rapper che si destreggia tra biografia e dialogo con la propria cultura. Un flow, il suo, che è sempre un gran piacere ascoltare. Che abbiamo ascoltato magari un po’ retorico in The Heart (Part 5), ovvero nel brano che ha introdotto il disco senza rientrarvi. E che ascoltiamo lungo questi 18 brani che forse non lo riconfermano il Re assoluto del genere al netto della proverbialmente, nutritissima, carrellata di ospiti.

Il primo a balzare agli occhi scorrendo la lista è Beth Gibbons, frontwoman dei recentemente riuniti Portishead. Il brano è Mother I Sober, penultimo pezzo in scaletta. Un ricordo di gioventù pronunciato da un Lamar in spoken word con l’accompagnamento del piano e la cantante, altrettanto delicata, a recitarne in toni tenui le strofe. È una sfaccettatura del lavoro, tra le sue più minimali, e come dicevamo si tratta di un’opera complessa ma non lontana dalla contemporaneità, autoreferenziale e non senza potenziali singoli. Non a caso, al secondo posto in scaletta c’è un brano come N93, decisamente compatibile con i più recenti filoni trap, oppure una Die Hard che viaggia decisamente su territori pop, sul lato di un’estiva traccia soul / r’n’b.

Altro nome decisamente atteso è quello di Florence Welch. Il suo Dance Fever, mantiene fede ai buoni brani/video che l’hanno preceduto, tutti incentrati sul tema della danza e di una vitalità che fa rima con corporeità. Il quinto album della band londinese apre inoltre un dialogo con i primi due lavori, scrive Nino Ciglio in sede di recensione, e dunque con le ballate mistiche. Ci sentirete dei pezzi à la Adele, e ancora di più un’euforia non inedita ma senz’altro corroborante.

Gente che su una danza sempre più interiore ha costruito una carriera di successo planetario sono i Moderat, il cui quarto album è un altro bel centro. Scritto durante la pandemia, il loro MORE D4TA ripropone la formula che ha cementato il successo del trio, ampliandola in direzioni folk pop, anche accarezzando il mainstream. Il grosso e il bello della proposta – e sono le parole della nostra recensione – rimane comunque legato a un amarcord di effervescenze rave e alla carismatica evanescenza di Sascha Ring. Un Ring che è poi l’analogo mitteleuropeo di Thom Yorke, ma questo già lo si coglieva in passato.

Si balla anche a Napoli con Nu Genea e Liberato. Bar Mediterraneo dei primi è un’esplosione di riferimenti, che vanno dal capoluogo partenopeo alle sponde del Nord Africa e del Medio Oriente. Mentre II, il secondo capitolo del secondo, conferma la proposta del misterioso songwriter/produttore/team su produzioni in area hip hop, trap e EDM sempre di livello, ora più che mai racchiuse in una prosa english-napoletana. In entrambi i casi parliamo di proposte non differenti dai rispettivi esordi, anzi si tratta proprio di un raffinamento di quelli. Ciò che magari è cambiato è una Napoli – e rubiamo le parole a Mauro Bonomo – non più centro del mondo, ma porto in cui altri mondi entrano, lasciano, prendono e nessuno è straniero.

Il weekend ha segnato il debut di un trio a lungo atteso. Nell’esordio lungo degli Smile, ovvero Yorke, Greenwood e Skinner, tutto è al posto giusto, o meglio: tutto come ci saremmo potuti aspettare. Lo sci-fi-art-rock del trio è una tavola imbandita per chi ama geometrie ostinate e malinconiche paranoie. A Light For Attracting Attention – scrive Fernando Rennis in sede di recensione – regala pulsazioni digitali e inaspettate folgorazioni rock. Quindi sì, è – in parte – quel disco post-punk di cui i Nostri ci avevano detto, così com’è una prosecuzione dei lavori solisti di Yorke ma, soprattutto, non è qualcosa di troppo lontano dai Radiohead.

Se volete qualcosa che dalle più distopiche visioni del trio punti ad un dancefloor allucinatorio eppur ballabile, Kompakt propone questa settimana Jesus Was An Alien, il nuovo album della producer elettronica Perel (Annegret Fiedler). Ma se è soltanto un buon disco di canzoni ciò di cui avete bisogno, This Is A Photograph di Kevin Morby è l’album-foto-di-famiglia che fa per voi. Si tratta di una prova immaginifica e caleidoscopica, morbida come un cuscino, colorata come un cappotto di farfalle, ovattata come un sogno e profonda come le acque del Mississippi (recensione di Antonio Puglia). Dropout Boogie dei The Black Keys è infine consigliato a chi il duo si accontenta di ascoltarlo come lo ha incontrato dal successo commerciale in avanti. Garage-soul-rock, stomp blues, riff e groove, saliscendi di enfasi e pacatezza, tutti gli elementi che hanno reso iconica la formula di Dan AuerbachPatrick Carney sono sul piatto. Con la differenza che qui i Nostri si sono avvalsi di una serie di collaboratori.

Per l’elenco completo delle uscite del weekend (ce ne sono molte altre) vi rimandiamo, come sempre, alla nostra sezione weekly. Su Spotify trovate inoltre la nostra playlist settimanale, mentre nella sezione classifiche trovate l’aggiornamento fino ad oggi del meglio del 2022.

Tracklist

Ti potrebbe interessare