Recensioni

In un’intervista del 1992 alla fanzine The Scene Thom Yorke diceva: «L’emozione di essere in una band è scoprire come suonare insieme. Ma non appena succede, non dovresti perderla. È quella sensazione che provi quando hai finalmente messo insieme i pezzi della canzone, tutti conoscono le loro piccole parti e speri che saranno unite in studio». Questo approccio non ha mai abbandonato il cantante oxoniense che, dopo averlo sperimentato con i Radiohead, si è immerso in una carriera solista corale e ha collaborato continuamente con vari artisti, dando vita anche agli Atoms for Peace.
Trovare il senso di A Light For Attracting Attention degli Smile vuol dire partire dalla necessità di sentire quel misto di libertà e imprevedibilità, ponderare il nulla di fatto o scoprire che l’alchimia porta a trovare la quadra delle “piccole parti” di cui sopra. Sarà la voglia di fuggire dalle dinamiche del critico e sofferto processo compositivo radioheadiano o la necessità di trovare nuovi equilibri, ma l’album del trio Yorke, Greenwood e Skinner regala tutto ciò di cui la musica necessità: le canzoni.
I brani degli Smile possono essere ridimensionati al gioco di rimandi con i Radiohead (in particolare quelli di A Moon Shaped Pool, dato che The Opposite è una Identikit più nevrotica e Pana-Vision sembra uscita da quelle sessioni di registrazione) e sono soggetti alla passione “africana” di Yorke e Greenwood (The Smoke), ma sono soprattutto ipnotici. La loro natura magnetica prende corpo nel rock guidato da una voce nevrotica in You Will Never Work In Television Again, volteggia malinconica nell’intima e inquieta Free in the Knowledge, si incunea nel dedalo d’incastri ritmici math rock di Thin Thing e si rivela anche nell’eterea Open the Floodgates.
A Light For Attracting Attention è la testimonianza di tre musicisti che portano in sala prove il proprio modo di suonare (Skinner) e le loro ossessioni sonore, come il sound di Greenwood (Skrting On The Surface) o il synth dello Yorke solista (The Same). Il mood dell’album oscilla tra la malinconia intensa e la rabbia, tra la contemplazione estatica e il dito medio a un mondo che non è poi così interessante. «Can we have the next contestant please?», si chiede Yorke in The Opposite, mentre la sua compagna Dajana Roncione gli avrà raccontato di qualche vecchia (?) prassi italiana («Bunga Bunga or you’ll never work in television again») e le paralisi yorkeiane non sono state mai superate del tutto (in We Don’t Know What Tomorrow Brings si lascia andare a un disperato «I’m drowning in irrelevance»).
Insomma, in questi Smile è tutto al posto giusto. O meglio, è tutto come ci saremmo potuti aspettare. Il loro sci-fi-art-rock è una tavola imbandita per chi ama geometrie ostinate e malinconiche paranoie. Ci si potrebbe chiedere quale futuro avrà il trio, ma è piuttosto inutile farlo, perché come per gli Atoms for Peace, questo tipo di aggregazioni artistiche sono come happening estemporanei che fotografano un preciso momento della carriera dei suoi protagonisti. Potremmo, allora, domandarci se un possibile nuovo album dei Radiohead suonerà così, e la risposta sarebbe un onesto “può darsi”, perché il quintetto ha fatto dell’imprevedibilità la sua stessa essenza.
Ma se necessitiamo di un bel disco da ascoltare, allora A Light For Attracting Attention assolve al suo compito, regalando emozionanti pulsazioni digitali e inaspettate folgorazioni rock.
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