U2
U2, foto di Olaf Heine (2025)

U2, dalla cautela alla condanna: la lettera contro Netanyahu e l’occupazione di Gaza

Dopo mesi di critiche per il silenzio, Bono e la band firmano un testo contro il governo israeliano, denunciando blocco degli aiuti, occupazione e uso della fame come arma

Dopo mesi di accuse di ambiguità, gli U2 hanno pubblicato oggi – 10 agosto – una lunga lettera firmata da Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. che condanna senza mezzi termini la linea del governo di Benjamin Netanyahu: blocco sistematico degli aiuti umanitari, bombardamenti indiscriminati, uccisione di civili, fame usata come arma di guerra, progressiva erosione del territorio palestinese e, ora, l’annunciata occupazione di Gaza City.

Dalla cautela alla condanna

Un posizionamento che arriva in un momento in cui anche altri artisti, rimasti finora in silenzio o su toni più cauti – come Damon Albarn – sembrano ripensare il proprio approccio alla questione palestinese.

La traiettoria di Bono, in particolare, è passata attraverso fasi contrastanti: dall’omaggio alle vittime israeliane del 7 ottobre durante uno show a Las Vegas, che gli valse pesanti critiche (Roger Waters lo definì “disgustoso”), all’intervista concessa a The Observer in cui ribadì di aver parlato del “vuoto di libertà nella vita del popolo palestinese ”, fino al cambio di tono del 23 maggio scorso agli Ivor Novello Awards, con l’appello diretto: “Hamas, rilasciate gli ostaggi. Israele, liberatevi di Benjamin Netanyahu e dei fondamentalisti di destra che stravolgono i vostri testi sacri”.

Quattro voci per un’unica condanna

La lettera odierna segna il passaggio più netto. Bono parla di “ripugnanza profonda” di fronte a un governo che “usa la fame come arma in guerra” e che “merita la nostra condanna categorica e inequivocabile”. The Edge accusa Netanyahu di perseguire “dispossession” e “ethnic cleansing”, aggiungendo: “Non c’è pace senza giustizia, nessuna riconciliazione senza riconoscimento”. Adam chiede: “Se l’IDF ha la capacità di colpire con precisione, perché bombardare indiscriminatamente una popolazione civile, distruggendo ogni riparo e infrastruttura?”. Larry denuncia “l’indiscriminata decimazione di case e ospedali” e “la carestia imposta a un popolo intrappolato”. “Questo non è un conflitto militare tra due eserciti – ribadisce – È un assedio contro civili”.

Il testo ribadisce il sostegno “alla legittima domanda di statualità del popolo palestinese” e la richiesta di cessazione immediata delle ostilità, con un appello alla liberazione degli ostaggi e all’accesso di “più di 600 camion al giorno” di aiuti umanitari. In chiusura, l’impegno della band a sostenere Medical Aid for Palestinians e l’invito a “iniziare subito a camminare verso la pace, prima che sia troppo tardi”.

Tracklist

Ti potrebbe interessare