Bono degli U2 foto via The Observer (2025)
Bono degli U2 foto via The Observer (2025)

Bono risponde alle critiche su Gaza e parla del futuro degli U2

Il frontman degli U2 replica alle accuse di silenzio sul conflitto in Medio Oriente e torna a parlare del nuovo album con Brian Eno

Dove vivi non dovrebbe determinare se vivi”. Lo aveva detto lui stesso, Bono, anni fa, a proposito dell’accesso globale alla sanità. Oggi quella frase ritorna con una forza inaspettata. Dopo aver ricevuto a gennaio la Presidential Medal of Freedom da Joe Biden – proprio mentre gli Stati Uniti annunciavano un nuovo invio di armamenti high-tech a Israele – il leader degli U2 è stato duramente criticato dall’opinione pubblica internazionale, specialmente in Irlanda, dove il sostegno alla causa palestinese è forte al punto che Israele ha chiuso la sua ambasciata a Dublino alla fine dell’anno scorso.

Dalla parte della gente

Accusato di incoerenza e silenzio sul massacro in corso a Gaza, Bono ha replicato in una lunga intervista a tutto campo all’Observer, pubblicata domenica scorsa: “Ho parlato di Gaza proprio nel giorno in cui ho ricevuto la medaglia della libertà. Ho parlato del vuoto di libertà nella vita del popolo palestinese sull’Irish Times e sull’Atlantic”. Ma non si limita a rispondere: riflette sulla difficoltà di fare attivismo nel contesto politico attuale, in particolare dopo l’era Trump, che definisce “una vandalizzazione di USAID e PEPFAR”, il programma sanitario contro l’AIDS da lui fortemente sostenuto a partire dal 2003, sotto l’amministrazione Bush. “Un’emorragia di vite umane. Non riesco nemmeno a quantificarne l’enormità”, dice.

Per Bono, accettare la medaglia non significava supportare incondizionatamente il presidente americano, ma un modo per onorare chi ha lavorato per salvare milioni di vite. “Ero anche per José Andrés – racconta – Ha perso sette operatori umanitari a Gaza, uccisi dall’IDF. Quando ho visto José Andrés fare il segno della croce mentre riceveva la medaglia, ho fatto lo stesso. Ecco perché sembro un idiota nelle foto”.

Il futuro degli U2

Dopo lunghi passaggi politici e morali, l’intervista si sposta sulla musica. Bono ammette che gli U2 hanno ripercorso la propria storia con uno sguardo nostalgico nell’ultimo periodo, tra la tournée per i trent’anni di The Joshua Tree e la residency allo Sphere di Las Vegas incentrata su Achtung Baby. Ma è tempo di guardare avanti: la band, come già annunciato all’inizio dell’anno, ha ricominciato a lavorare con Brian Eno in studio per gettare le basi del sedicesimo album. “Stiamo scrivendo un nuovo capitolo per la nostra esistenza come band”, dichiara. “Brian è ancora una fonte d’ispirazione straordinaria, se credo che continui a trovarmi difficile da gestire. Ma so che continuerà a difendere il nostro diritto all’estasi in musica”.

Un’estasi che, a sentire lui, non si è spenta. Anche se, confessa, “col passare del tempo, tra uomini, col passare degli anni, diventa più difficile aggirare gli ostacoli dell’ego”.

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