Nick Cave
Nick Cave, foto promo dal profilo Fb dell'artista (2025)

Nick Cave si schiera con Wim Wenders: “L’arte trasmette il senso di ciò che significa essere umani”

Wenders aveva affermato di ritenere che i registi dovessero stare fuori dalla politica

Nick Cave ha commentato le parole di Wim Wenders sulla politica nell’arte esplicitati all’ultimo Festival del Cinema di Berlino, dove era presidente di giuria.

Ma facciamo un passo indietro: alla conferenza stampa della Berlinale, al regista di Paris, Texas, Il cielo sopra Berlino e Perfect Days era stato chiesto un commento sulla possibilità che i film possano innescare cambiamenti politici. Wenders aveva affermato di ritenere che i registi “debbano stare fuori dalla politica perché, se realizziamo film dedicati esclusivamente alla politica, entriamo nel campo della politica. Ma noi siamo il contrappeso della politica, siamo l’opposto della politica. Dobbiamo fare il lavoro delle persone, non quello dei politici”.

Nelle ultime ore, Cave ha commentato a queste osservazioni sul suo blog Red Hand Files. Spiegando di conoscere Wenders da oltre 40 anni, il cantautore ha rivelato che quelle parole lo hanno commosso profondamente.

“Ha confermato la mia opinione su di lui come uomo appassionato, attento e coraggioso, una persona che ha a cuore il cinema e lo stato del mondo creativo”, ha scritto Cave. “Le sue parole sono state un gesto premuroso, gentile e protettivo, rivolto non solo alla comunità artistica ma all’umanità stessa, e nonostante le prevedibili critiche, sospetto che molti artisti, forse la maggior parte, apprezzeranno sinceramente le sue parole”.

Cave ha poi ipotizzato che Wenders potesse aver “cercato di salvare la Berlinale dal destino di quei festival che sono diventati poco più che una limitazione dell’immaginazione culturale”, criticando quindi molti eventi moderni per essersi sottomessi a “un’unica ideologia monolitica: una sola voce, una sola causa, un solo dissenso”.

“Non penso affatto che Wim creda che l’arte debba ignorare le grandi e persistenti ingiustizie del mondo. Sembra credere, come me, che usare l’arte per sensibilizzare l’opinione pubblica su queste ingiustizie possa essere estremamente efficace, ma forse crede anche che l’arte sia più della somma della sua utilità; è più di uno strumento o di un’arma”, ha proseguito.

“Forse crede, come me, che nella sua essenza la grande arte esista puramente per se stessa e che, nella sua forma più trasformativa, si riveli in modo sottile, ambiguo e curioso; che sia qualcosa a cui ci avviciniamo con stupore e meraviglia, che ci rende umili e allo stesso tempo allarga i nostri cuori, che si fa strada nelle nostre anime e nei nostri spiriti, guidandoci verso ciò che è buono, bello e vero. L’arte ci affascina e ci trasmette il senso di ciò che significa essere umani, ampliando la nostra comprensione del mondo e del nostro posto al suo interno, ricordandoci che abbiamo il diritto di amare, ridere, piangere ed emozionarci per il mondo. Questa è la generosità dell’arte: ricordarci che vale la pena vivere la vita”.

Recentemente, Cave è stato molto attivo sul suo blog; dopo l’omaggio ai Radiohead e alla capacità della band di elevarsi a esperienza spirituale durante i live, ha inaugurato il nuovo anno tornando a scrivere su The Red Hand Files con una riflessione più ampia e universale. A innescarla è la domanda di un fan tedesco, Jürgen: “What will you pray for in the new year?”.

Inoltre, vi rimandiamo alla nostra intervista a Jim Sclavunos che ha parlato a fondo del collega nei Bad Seeds e al dettaglio su The Death of Bunny Munro, serie Sky tratta dal romanzo di Cave con Matt Smith protagonista.

 

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