Sinéad O’Connor era pronta a dedicarsi completamente al progetto che avrebbe dovuto segnare il suo ritorno discografico. A raccontarlo è il produttore e compositore David Holmes, che in un’intervista al Guardian ha ripercorso la nascita dell’album incompiuto No Veteran Dies Alone, frutto di una collaborazione durata circa cinque anni.
Tutto ebbe inizio nel 2018, durante il concerto organizzato per il sessantesimo compleanno di Shane MacGowan. Sul palco si alternavano i Pogues, Bono, Nick Cave, Bobby Gillespie e molti altri artisti. Per Holmes, però, fu O’Connor a lasciare il segno: «Tutti erano lì per celebrare il genio di Shane, ma lei rubò la scena a tutti».
La nascita di No Veteran Dies Alone
Dopo il concerto Holmes le propose di lavorare insieme a un disco incentrato sul tema della guarigione. «Non mi fece nemmeno una domanda», ricorda. «Non conosceva davvero il mio lavoro, ma era fatta così: mai prevenuta e incredibilmente disponibile».
I due iniziarono a scambiarsi idee e registrarono una versione di Trouble of the World, classico reso celebre da Mahalia Jackson e pubblicato nel 2020. Holmes racconta un episodio rimasto impresso nella sua memoria: dopo una prima sessione, O’Connor gli disse che avrebbe voluto assimilare meglio il brano e tornare qualche giorno dopo. La mattina successiva, però, si presentò a sorpresa nel suo studio dopo essere partita da Bray alle tre e mezza del mattino, impaziente di registrare la voce definitiva.
«Le preparai un panino con il bacon e una tazza di tè», racconta Holmes. «Salimmo in studio, le misi le cuffie e premetti “record”. Una sola take. Alle dieci del mattino era già di nuovo in macchina per tornare a casa. È un momento che non dimenticherò mai».
Un album rimasto incompiuto
Nel corso degli anni la coppia completò otto brani. Nel 2021 O’Connor annunciò che il disco si sarebbe intitolato No Veteran Dies Alone e sarebbe uscito l’anno successivo. Il progetto venne però interrotto anche a causa della tragica morte del figlio Shane, scomparso nel gennaio 2022 all’età di 17 anni.
Holmes descrive il rapporto artistico con la cantante come qualcosa di speciale: «Mi diceva: “Voglio fare musica con te per sempre”. Ci capivamo al volo». Un sentimento che O’Connor aveva espresso pubblicamente già nel 2018, definendo Holmes «la persona più gentile che abbia mai conosciuto».
L’amicizia oltre la musica
La cantante arrivò perfino a trasferirsi per un periodo nella casa del produttore a Belfast, vivendo una quotidianità sorprendentemente normale. «Andava a fare la spesa da Sainsbury’s e la gente si chiedeva incredula se avesse davvero appena incrociato Sinéad O’Connor al supermercato», racconta Holmes.
Tra i ricordi più significativi ce n’è anche uno che riguarda un sacerdote nordirlandese, officiatore dei funerali della sorella e di un amico del produttore. «Mi telefonò chiedendomi se Sinéad potesse autografargli la sua autobiografia. Mi disse che la considerava una profeta. Sentirselo dire da un prete della Chiesa cattolica mi colpì profondamente».
Il futuro di No Veteran Dies Alone
Al momento No Veteran Dies Alone non ha una data di pubblicazione né è stato annunciato ufficialmente dagli eredi o dal team di Sinéad O’Connor. Le dichiarazioni di Holmes, però, riportano l’attenzione su quello che resta uno dei principali progetti inediti lasciati dalla cantante.
L’eventuale uscita dell’album sarebbe inoltre in linea con le volontà espresse dall’artista nel proprio testamento. Come emerso dopo la sua morte, O’Connor aveva infatti chiesto che i suoi album venissero pubblicati postumi, lasciando ai figli maggiorenni la facoltà di decidere tempi e modalità della loro pubblicazione e invitandoli a valorizzarne il catalogo «per quello che vale».