Nick Cave
Nick Cave & The Bad Seeds - foto dalla pagina Facebook della band.

Nick Cave su The Red Hand Files: preghiere per il mondo e per chi ci è vicino

Nel primo scambio epistolare dell’anno, l’artista australiano risponde a un fan interrogandosi sul senso della preghiera, tra conflitti globali e responsabilità intime.

Dopo l’omaggio ai Radiohead e alla capacità della band di elevarsi a esperienza spirituale durante i live, Nick Cave inaugura il nuovo anno tornando a scrivere su The Red Hand Files con una riflessione più ampia e universale. A innescarla è la domanda di un fan tedesco, Jürgen: “What will you pray for in the new year?”.

La risposta intreccia incertezza, dolore e inquietudine del presente storico, una traiettoria familiare a chi segue il suo epistolario pubblico, per poi stringere il campo fino a ciò che è vicino, concreto, umano. L’artista ammette di non sentirsi particolarmente portato per la preghiera, spesso interrotta da pensieri estranei, motivo per cui sceglie di affidarsi a una struttura “tradizionale”, simile a quella recitata ogni domenica nelle chiese.

Elenca così le sue invocazioni: dalla fine della violenza nel mondo ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, con un riferimento esplicito a Gaza, dalla crisi in Sudan alla sicurezza del Regno Unito e dell’Australia. Nel testo, anche una preghiera per la comunità ebraica australiana, citata nel contesto delle crescenti ondate di antisemitismo e di violenza che l’hanno colpita, un riferimento implicito all’attacco durante una celebrazione di Chanukkah a Bondi Beach, Sydney, in cui almeno 15 persone sono state uccise e decine ferite da colpi d’arma da fuoco.

La preghiera, scrive, rischia talvolta di assomigliare a una “lista della spesa celeste”, ma diventa autentica quando si trasforma in attenzione, cura e responsabilità. «Le mie preghiere», continua, «si rivolgono poi a chi mi è più vicino, a coloro che rientrano nella mia sfera di influenza: i miei amici, i vicini, i colleghi, e anche coloro che scrivono a The Red Hand Files. Prego per la mia famiglia, per mia moglie, per i miei figli – quelli ancora con me e quelli che se ne sono andati – e, infine, per mio nipote».

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