Per Nick Cave vedere i Radiohead dal vivo “è qualcosa di spirituale”

Il cantautore australiano ha raccontato il concerto alla O2 di Londra come un momento unico e trascendente

Si è concluso da pochissimi giorni il tour europeo dei Radiohead: venti date tutte sold out, distribuite in cinque città, per un ritorno che era stato attesissimo dopo sette anni di silenzio dai palchi. Un rientro accolto con entusiasmo in maniera trasversale, con molti volti noti presenti tra il pubblico, tra cui Leonardo Di Caprio, avvistato ad una delle date bolognesi.

Tra i tanti a commentare il ritorno dal vivo della band di Thom Yorke c’è anche Nick Cave, che ha recentemente raccontato di aver assistito a uno dei concerti londinesi, definendolo senza mezzi termini “un’attività spirituale”.

Il rapporto di Cave con i concerti degli altri

Il cantautore australiano ha condiviso le sue riflessioni sul blog The Red Hand Files, rispondendo a un fan che gli aveva chiesto che rapporti avesse con i concerti altrui. Cave ha spiegato di evitare solitamente di assistere agli show di altri artisti quando è in tour, sentendosi già sovraccarico “sia emotivamente che dal punto di vista sonoro”. Eppure, solo qualche tempo fa – in occasione di una pausa dalla tournée – ha riscoperto il piacere della musica dal vivo, assistendo ai concerti di artisti come Bob Dylan, Swans, Radiohead e Cameron Winter, e definendoli tutti delle esperienze incredibili.

Menzione speciale per la band di Oxford, che nel recente tour è passata anche per la O2 di Londra. Per Nick Cave il concerto è stata un’esperienza fuori dall’ordinario:

Ero seduto in mezzo a ventimila persone, per la prima volta assistevo ad uno spettacolo così grande. Sono rimasto sbalordito dall’amore che si respirava in sala: le persone ballavano, urlavano, piangevano e si abbracciavano. Ho capito quanto possa essere potente la musica dal vivo: una folla che si ritrova creando un suono unico, e si riconosce in quella visione come se fosse la propria.

“Un’esperienza spirituale” diversa dalle altre

Riflettendo sulla forza dei concerti, Cave ha aggiunto:

Mi dedico a diverse attività che ritengo spirituali – nuoto nei laghi, vado in chiesa, cammino in mezzo alla natura – ma nessuna di queste offre l’opportunità trascendentale di un concerto. E’ una forma di attività umana che si diffonde tra il pubblico come una forza cosmica riparatrice, che irradia bontà e tiene il male a distanza.

Il cantante ha anche spiegato di essersi commosso di fronte allo spettacolo offerto dalla band e il suo pubblico:

Mi sono sentito onorato. I Radiohead sono una band impegnata in un notevole atto di coraggio, hanno l’audacia di dire a tutto il mondo: “Questo è ciò che pensiamo. Questo è ciò che sentiamo. Questo è ciò che siamo.”

Il sodalizio con Colin Greenwood

Il legame artistico tra la band di Yorke e Nick Cave si è rafforzato ulteriormente negli ultimi tempi, anche grazie alla collaborazione con Colin Greenwood. Il bassista dei Radiohead ha infatti suonato dal vivo con Cave e i suoi Bad Seeds, sostituendo Martyn Casey in diverse date del recente tour. Ha inoltre contribuito alle registrazioni del nuovo album Wild God (qui potete leggere la recensione di Tommaso Iannini) e tornerà sul palco accanto al cantautore australiano anche il prossimo anno.

Il più grande dei fratelli Greenwood ha più volte elogiato Cave e la sua band:

Sono delle persone straordinarie con cui fare musica. E’ molto divertente proprio perché non sono i Radiohead. Nick è un narratore eccezionale: quando ascoltai le prime registrazioni a casa, con la sua voce che riempiva il salotto, capii che lui ha davvero tutto.

Un addio commosso quello a Copenaghen

Il tour dei Radiohead si è concluso a Copenaghen, con il recupero di due date precedentemente rimandate a causa di problemi alla gola di Thom Yorke. Sul palco, il frontman è apparso visibilmente emozionato nel salutare un pubblico che dopo sette anni di attesa ha ritrovato una band che ha saputo ancora una volta trasformare i live in un’esperienza collettiva.

D’altra parte, quella appena conclusa è stata definita da Colin una tournée diversa dal solito: per la prima volta in assoluto, i cinque dell’Oxfordshire si sono esibiti senza presentare nuovi brani, dinamica che aveva sempre contraddistinto i loro live. La scaletta è stata costruita interamente pescando dal catalogo storico della band, riportando sul palco anche brani che erano stati assenti per anni: Just, ad esempio, è stata eseguita dal vivo per la prima volta dal 2009.

Nel frattempo, c’è già chi si chiede se il 2026 offrirà una nuova finestra per un tour o per l’uscita di nuovo materiale… non ci resta che attendere.

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