Dopo aver rimosso il proprio catalogo da Spotify, i King Gizzard & The Lizard Wizard hanno reso tutti i loro album scaricabili su Bandcamp con la formula “name your price”, cioè a offerta libera. Il risultato è un dominio assoluto: i 27 titoli più venduti sulla piattaforma appartengono oggi alla band australiana, guidati da Petro Dragonic Apocalypse (2023), seguiti da Omnium Gatherum (2022) e Nonagon Infinity (2016).
La scelta si inserisce in una protesta contro Daniel Ek, fondatore di Spotify, il quale tramite il fondo Prima Materia ha investito circa 600 milioni di dollari in Helsing, azienda che fornisce software a società attive nello sviluppo di droni e sistemi d’arma basati su intelligenza artificiale. In un post sui social, la band ha definito Spotify un progetto “alla Dr. Evil”, invitando i fan a raggiungerli su altre piattaforme.
L’iniziativa rende più accessibile un catalogo già vastissimo: 27 album pubblicati in 15 anni, l’ultimo dei quali, Phantom Island, è uscito nel 2025 per l’etichetta indipendente p(doom) records. «Quando ero giovane volevo solo sorprendere, oggi mi interessa connettermi con le persone», ha dichiarato il frontman Stu Mackenzie presentando il disco.
Altre band che hanno lasciato Spotify
I King Gizzard non sono gli unici ad aver abbandonato Spotify. Artisti come Deerhoof, Xiu Xiu, The Bats, Hotline TNT e Godspeed You! Black Emperor hanno preso decisioni simili, citando “connessioni inaccettabili tra musica e industria bellica” e criticando un modello economico insostenibile. Al centro della contestazione anche i bassi compensi (0,003–0,005 dollari per stream), la demonetizzazione dei brani con meno di mille ascolti e la crescente diffusione di contenuti generati da intelligenza artificiale.
Non tutti gli artisti, però, hanno la possibilità di abbandonare la piattaforma. Alcuni, come Piero Pelù, hanno dichiarato di non poter disporre liberamente del proprio catalogo, mentre altri restano vincolati da contratti con le etichette.