Daniel Ek
Daniel Ek (Stuart Isett/Fortune Brainstorm TECH)

Spotify. Daniel Ek investe 600 milioni in tecnologia bellica: Helsing vale ora 12 miliardi

Il fondatore di Spotify raddoppia la posta sulla startup militare Helsing. Crescono le proteste tra artisti e utenti: “La musica come arma? No grazie”

A tre anni di distanza dal primo investimento, Daniel Ek torna a scommettere sul futuro dell’intelligenza artificiale in ambito bellico. Il CEO di Spotify ha annunciato, attraverso la sua società di investimento Prima Materia, un nuovo e massiccio finanziamento di 600 milioni di euro in Helsing, startup anglo-tedesca specializzata nello sviluppo di tecnologie militari basate sull’AI.

Fondata nel 2021, Helsing si propone di “proteggere le democrazie liberali dal male” offrendo vantaggi strategici ai governi occidentali. Il software sviluppato dalla compagnia integra in tempo reale dati provenienti da sensori su veicoli militari – infrarossi, video, sonar, radiofrequenze – per ottimizzare l’efficienza decisionale nei teatri di guerra. Secondo Financial Times, l’azienda è ora valutata circa 12 miliardi di euro, e tra i progetti in corso figurano droni, sottomarini, aerei e un sistema “Centaur” per pilotaggio avanzato tramite AI.

Con l’ultimo round di finanziamento Ek ne è diventato presidente. “Il mondo è messo alla prova come mai prima d’ora,” ha dichiarato l’imprenditore, “AI, massa e autonomia stanno ridefinendo il campo di battaglia”.

Ma come già nel 2021, la notizia ha sollevato polemiche durissime, specie tra musicisti e attivisti digitali. All’epoca, l’hashtag #boycottSpotify aveva raccolto l’indignazione di centinaia di utenti. Darren Sangita, produttore e promotore del movimento, dichiarava: “L’intelligenza artificiale viene usata per aumentare con precisione il tasso di uccisione. La musica diventa arma. È il contrario della nostra visione di pace, per questo ho cancellato la mia musica da Spotify”.

Critiche rinnovate anche oggi. Il produttore australiano Bluescreen ha definito Ek “un miliardario arricchitosi sull’exploitation degli altri”, e ha ribadito che “non c’è nulla di etico in questo investimento, in nessun modo lo si voglia raccontare”.

Brunch pro Trump e ghost artist

La controversia giunge inoltre in un momento delicato per Spotify, già finita sotto accusa a gennaio per aver donato 150.000 dollari al fondo inaugurale di Donald Trump e per aver organizzato un brunch celebrativo pre-insediamento. Mentre la piattaforma continua a investire sull’intelligenza artificiale applicata al consumo musicale – vedi l’indagine di Liz Pelly sul programma Perfect Fit Content – c’è chi, come SoundCloud, prende le distanze: “Non sviluppiamo strumenti AI né permettiamo il scraping per l’addestramento di modelli,” ha dichiarato Marni Greenberg, vicepresidente comunicazione. “Abbiamo implementato un tag ‘no AI’ per impedirne l’uso non autorizzato”.

La tensione resta alta. E la domanda, oggi come ieri, è la stessa: può un colosso dello streaming musicale legittimare un progetto industriale fondato sull’AI di guerra senza compromettere il senso stesso della musica che veicola?

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