Recensioni

6.5

Australiani inarrestabili e prolificissimi alle prese con la costruzione di una discografia mastodontica, i King Gizzard & the Lizard Wizard tornano in preda alla bulimia creativa con il nuovo, e doppio, album – il ventesimo in circa 12 anni di attività. Un disco che passa in rassegna tutte le diverse declinazioni con cui si potrebbe giocare con la parola psichedelia, ma forse finendo per rivelarsi troppo giocoso in sé e mancante di una direzione precisa e riconoscibile.

Se Omnium Gatherum conferma la tecnica e l’apertura mentale della band di Melbourne – peculiarità ben ravvisabile sia in Butterfly 3000, che nelle rivisitazioni di remixatori sagaci del successivo Burtterfly 3001 – non di meno fa emergere una capacità di poter fare qualsiasi cosa che alla lunga si rivela controproducente.

I 18 minuti dell’apripista The Dripping Tap sono una sincera scorribanda lisergica in formato jingle per motorik pestone, divertita e divertente, e soprattutto potente, ma da là le direzioni si aprono all’infinito come giochi di specchi drogati sì di teorie zappiane, ma non sempre – bisogna dirlo – sostenute dalla giusta personalità. Dalla psichedelia da boy band dal retrogusto k-pop (Magenta Mountain e Candles) ad ammiccanti quadretti di soul funk (Ambergris, Persistence), passando per improvvisi riffaggi di metal pesante, sicuramente interessanti ma non ben incorniciati nel discorso complessivo (Predator X, Gaia), e fino a giocarsi anche le carte del rap/hip hop (Sadie Sorceress, The Grim Reaper) o delle elucubrazioni à la Santana (Presumptuous) che a seguirli ti perdi per strada.

Tutto è ben suonato, per carità, e preso in piccole dosi diverte anche, ma fa anche emergere uno strano muscolarismo mentale invece di una sana cerebralità protesa alla ricerca di un percorso coerente, come succedeva nel sopracitato Burtterfly 3000. Un disco, quest’ultimo, che sapeva giocare con i dettagli e aprire direzioni diverse pur mantenendo salde le redini di un discorso, per quanto visionario, comunque ben calibrato e concreto. Un’occasione mancata.

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