Piero Pelù
Piero Pelù, foto per la stampa (2025)

Piero Pelù contro Daniel Ek. “Avrei ritirato subito i miei dischi, se solo ne avessi ancora i diritti”

Il frontman dei Litfiba si scaglia contro il CEO di Spotify dopo il maxi investimento in una startup di armamenti AI

Avrei ritirato immediatamente tutti i miei dischi da quella fottuta piattaforma, ma purtroppo i master non mi appartengono più

Così Piero Pelù apre il suo sfogo contro Daniel Ek, CEO di Spotify, dopo il nuovo investimento da 600 milioni di euro in Helsing, startup anglo-tedesca che sviluppa tecnologie militari basate sull’intelligenza artificiale.

Il commento arriva nei giorni in cui diversi media internazionali, tra cui Financial Times e Wired, hanno rilanciato la notizia del nuovo round di finanziamento guidato dalla società di investimento Prima Materia, fondata dallo stesso Ek. Helsing, valutata oggi circa 12 miliardi, è specializzata in software che integrano dati da sensori militari – infrarossi, sonar, RF – per ottimizzare l’efficienza decisionale nei teatri di guerra. Tra i progetti: droni, sottomarini, aerei e un sistema di pilotaggio avanzato basato su AI chiamato “Centaur”.

Ek, che con l’operazione è diventato anche presidente della società, ha dichiarato: “Il mondo è messo alla prova come mai prima d’ora. AI, massa e autonomia stanno ridefinendo il campo di battaglia”. Le reazioni non si sono fatte attendere.

Ho letto in questi giorni che il miltimiliardario della musica liquida vuole investire i suoi infiniti guadagni in qualcos’altro.
Visto che la musica da cui il suddetto succhia i suoi profitti giganti parla – oltre che di mille cazzate – anche di amore per la vita, rispetto per l’ambiente, di pace, noi poveri ingenui abbiamo pensato che questi nuovi investimenti, 600.000.000, andassero alla ricerca per il cancro, o alle ONG che salvano vite in posti di guerra o in mezzo ai mari, oppure alla costruzione di macchine che liberino i mari dalle microplastiche che ci avvelenano ogni giorno di più.
E invece no… Purtroppo i master di tutti i miei dischi non mi appartengono più, altrimenti li avrei ritirati immediatamente dalla fottuta piattaforma di questo schifo di individuo. Magari se molti artisti facessero pressione su questo padrone insensibile della nostra arte potrebbero farlo ragionare e spingerlo a investire i suoi – i nostri – soldi in qualcosa di molto più civile e in controtendenza con la merda che i nuovi dittatori ci stanno portando a vivere ogni giorno
Piero Pelù

Il caso riapre la ferita mai chiusa sul rapporto tra musica, piattaforme e finanziamenti opachi. Nel 2021, quando Ek entrò per la prima volta nel capitale di Helsing, l’hashtag #boycottSpotify raccolse adesioni da musicisti e attivisti digitali. Il produttore Darren Sangita parlava già allora di una “musica trasformata in arma”, mentre oggi Bluescreen, artista australiano, definisce Ek “un miliardario arricchitosi sull’exploitation degli altri”.

E la tempistica non aiuta. Spotify è finita nel mirino anche a gennaio, per aver donato 150.000 dollari al fondo inaugurale di Donald Trump e organizzato un brunch celebrativo. Il tutto mentre continua a investire sull’AI applicata alla personalizzazione algoritmica dell’ascolto – vedi anche il discusso progetto Perfect Fit Content –, alimentando sospetti sul doppio volto della tecnologia.

 

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