Il logo di Pitchfork
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Pitchfork verrà assorbito da GQ

La notizia ora ufficiale era circolata via Twitter nelle corse ore

«Oggi muoveremo la struttura del team di Pitchfork su GQ», con questa mail spedita ai dipendenti della popolare testata musicale, Anna Wintour, chief content officer di Condé Nast, annuncia l’assorbimento di Pitchfork presso la storica rivista statunitense GQ dedicata all’universo maschile.

«La decisione – leggiamo nel dispaccio inizialmente condiviso via social media dal reporter Max Tani – è stata presa dopo uno scrupoloso esame della sua performance. Crediamo sia la miglior strada da seguire per il futuro del brand, così che la nostra copertura musicale possa continuare a crescere all’interno del gruppo editoriale».

Pitchfork è stata acquistata nel 2015 da Condé Nast, casa editrice internazionale parte del gruppo Advance Publications che oltre a GQ e alla piattaforma social Reddit, già possiede, tra gli altri, grossi marchi editoriali quali Vogue, Vanity Fair, The New Yorker e Wired.

Fondato quasi 30 anni fa a Minneapolis, attualmente con sede principale a Chicago, il portale Pitchfork è il più conosciuto al mondo per quanto riguarda notizie, recensioni e articoli di approfondimento riguardo alla musica indipendente e non solo. Oltre agli eventi live e al canale video, la testata ha pubblicato in passato, in formato cartaceo, il trimestrale The Pitchfork Review diventato in seguito un podcast.

Nel 2018 si stimava che il portale contasse su 240.000 lettori al giorno per un totale di un milione e mezzo al mese. Lo scorso inverno il chief executive del gruppo Roger Lynch aveva comunicato ai dipendenti dell’azienda che si sarebbero operati tagli del personale nella misura del 5%. Una premessa a quanto deciso in queste ore.

Non è ancora chiaro cosa accadrà concretamente a Pitchfork dopo l’assorbimento presso GQ ma da quanto leggiamo nel post di uno dei licenziati di queste ore, Matthew Ismael Ruiz, metà dei dipendenti avrebbero fatto la sua stessa fine.

Tra i dispiaciuti nell’apprendimento della notizia, anche il noto critico Simon Reynolds che ha definito l’annuncio “un pessimo giorno per il giornalismo musicale, i giornalisti che si occupano di musica e la musica stessa”.

Secondo Amanda Petrusich, ex collaboratrice del portale ora al New Yorker, la decisione di Condé Nast potrebbe addirittura portare alla fine della “recensione musicale” come tipologia di contenuto sottintendendo che da sempre questo formato rappresenta il cuore della proposta del sito.

Di seguito il post del reporter Max Tani, il primo a diffondere la notizia.

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