Film

Alessio Rigo De Righi, Matteo Zoppis

Testa o croce?

2 Ottobre 2025 Italia commedia drammatico azione

Dopo Re Granchio si poteva già intuire che Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis fossero registi saldamente inseriti nella generazione postmoderna: cineasti cresciuti come studiosi del linguaggio cinematografico, con occhi pieni di immagini e notti passate a pensare alle inquadrature più rappresentative e ai topoi più efficaci dei vari generi.

Testa o Croce?, presentato a Un Certain Regard di Cannes 2025, conferma queste impressioni in grande stile. Innanzitutto perché è un western, il codice audiovisivo per eccellenza per esplorare l’immaginario occidentale e permettere agli autori di concentrarsi su ciò che più li interessa: la mitopoiesi. Per essere più specifici l’indagine dei rapporti tra mito e realtà attraverso il cinema.

“Sono Alessandro Terence Borghi Hill.”

Non è un caso che il film parta dal tour reale di Buffalo Bill Cody (qui un sornione John C. Reilly) in Italia nel 1890 e dalla storica gara tra butteri della Tuscia e i cowboy d’oltreoceano, per poi introdurre l’elemento fiction, marcato dalla narrazione dello stesso Cody. La vicenda segue la fuga d’amore di Rosa (Nadia Tereszkiewicz) e Santino (Alessandro Borghi) e la conseguente missione di recupero: salvare la donzella e assicurare il brigante alla giustizia.

Dal momento della partenza dei protagonisti, il film si sviluppa su un doppio binario che si nega costantemente. Da una parte, la voce del creatore del Buffalo Bill Wild West Show tesse le fila di una nuova leggenda; dall’altra, la storia dei due ragazzi la smonta, destrutturandola attraverso la dissoluzione della figura del maschio, dei rapporti di potere nella coppia e, più in generale, delle figure e delle maschere centrali del genere.

“Sono una donzella, sono in difficoltà. Me la cavo da sola, buona giornata!”

Nei suoi momenti più riusciti, Testa o Croce? riesce a creare un terreno immaginifico in cui il Lazio assume le forme misteriche della frontiera americana, trovando spunti nelle sue peculiarità locali. Nei momenti meno efficaci, invece, emerge una dimensione più teorica che cinematografica: la splendida rappresentazione della tradizione orale – con gli stornelli in salsa western – convive con una caratterizzazione dei personaggi meno incisiva, che non riesce a far vibrare il mito e produce qualche lungaggine e qualche sovraspiegazione.

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