Film
Wes Anderson
La meravigliosa storia di Henry Sugar
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Carmen Palma
- 26 Agosto 2023
È il primo mediometraggio di Wes Anderson (dura appena 40 minuti) ed esce su Netflix il 27 settembre 2023, a un mese di distanza dal suo debutto (fuori concorso) alla Mostra del Cinema di Venezia: stiamo parlando di La meravigliosa storia di Henry Sugar, adattamento di un noto racconto di Roald Dahl. Più piccola la storia, ma non meno importante il cast: a vestire i panni del protagonista è Benedict Cumberbatch, qui un uomo ricco che viene a conoscenza dell’esistenza di un guru (Ben Kingsley) in grado di vedere senza usare gli occhi: da lui vuole imparare a padroneggiare questa tecnica per barare al gioco d’azzardo. Ralph Fiennes interpreta invece lo stesso Roald Dahl. Sarà questo, forse, un narratore sulla falsa riga del personaggio interpretato da Bryan Cranston in Asteroid City?
Nel poster del film #12 del regista statunitense, vediamo il protagonista impegnato nell’arte della meditazione.
Il racconto fa parte della raccolta Un gioco da ragazzi e altre storie (The Wonderful Story of Henry Sugar and Six More), pubblicata nel 1977. È il secondo adattamento di una storia di Roal Dahl per Wes Anderson: suo è anche Fantastic Mr. Fox del 2009, che ha ottenuto due nomination agli Oscar come Miglior film d’animazione e Miglior colonna sonora originale.
A più di vent’anni da I Tenenbaum, il film che l’ha consacrato al grande pubblico, Wes Anderson si è evoluto ma senza rinunciare ai suoi tratti distintivi, a quei “cliché” che lo hanno reso tanto amato quanto odiato (mettici “le inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks”…). Un cinema, il suo, diventato sempre più la plastificazione di un vasto bestiario umano, con quel pizzico di poesia e incanto che sembra trascinare i film del regista in una dimensione irreale, fiabesca. E invece è ricco di sfumature, di riflessioni amare sulla vita che a volte si perdono nella perfezione dell’immagine ma non per questo sono meno importanti. Forse la pellicola che raggiunge il perfetto equilibrio in questo senso è Grand Budapest Hotel, che introduce lo spettatore in quell’atmosfera da tabliaux vivant che è esplosa con i film successivi, tra cui Asteroid City.
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