Film
Ethan Coen
Honey Don’t!
-
Jacopo Fioretti
- 29 Settembre 2025
La visione di Drive-Away Dolls lasciava poco allo spettatore oltre l’impressione che Ethan Coen volesse dar vita a un divertissement in cui rileggere l’immaginario costruito in tanti anni accanto al fratello, prendendo il punto di vista femminile grazie alla penna della moglie Tricia Cooke (storica montatrice del duo).
Questo Honey Don’t!, secondo capitolo della trilogia lesbo-crime concepita dal cineasta, riparte da quella visione, recuperando in primis Margaret Qualley e a seguire il clima anni ’90 (già scenario del film precedente), l’atmosfera da B movie e la spregiudicatezza sessuale come esercizio di potere, ma fa qualche passo in avanti.
La storia è quella di una detective di Los Angeles di nome Honey (Qualley) che si ritrova ad indagare su quello che è apparentemente solo un incidente stradale e che invece apre le porte allo svelamento di un potenziale traffico di droga internazionale gestito in loco da un predicatore / predatore sessuale (Chris Evans). L’innesco è quello classico del noir, con la cavaliera solitaria che viaggia da sola per poi sciogliersi davanti agli occhioni della ragazza di turno (in questo quelli di Aubrey Plaza).

Una formula pensata per confezionare un’ellissi sulla società, giocando con l’immaginario del cinema coeniano del passato per attirare lo spettatore e poi tradirlo, che però finisce per assumere i tratti di un’autoparodia, in cui tutto sembra pura messa in scena, lontana dalla plausibilità. Un fallimento ontologico, praticamente.
La cosa che funziona di più in Honey, Don’t! è il rapporto lesbo tra le due protagoniste, al punto che è lecito chiedersi come forse non sia il caso di fare un terzo capitolo incentrato esplicitamente su di una relazione sentimentale. Le attrici già ci sarebbero e il finale, fortunato perché frutto di una grande prova a due, ne è la ne è la prova evidente.
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