Recensioni

Giungono al secondo album, gli Zolle, duo batteria e chitarra nato dalle costole dei Morkorobot e di cui sono naturale proseguimento, visto che la formula riprende il filo math stoner, con variazioni hard-rock e doom. Non c’è però il tentativo di seguire percorsi avant come fu per i MoRkObOt, anzi è proprio il concetto di massa compatta ad essere pregio e difetto del tutto, concetto metaforizzato dagli stessi Zolle nell’idea che soltanto chi ha visto defecare una vacca possa capire la loro musica.
Come si può intuire, c’è un alto grado di divertimento e di genuinità nell’operazione, e piace questa formula dritta che non segue alcun trend – vedi le derive psych-prog che hanno attecchito con Ufomammut e Quasiviri (formazioni del giro, tra l’altro ospitate nel precedente Zolle) – e che si trangugia in una mezz’ora scarsa interamente strumentale, con piglio ironico e generalmente positivo, nonostante la pesantezza del riff. Qualcosa del genere è arrivato ultimamente con i Topsy The Great, anche se qui l’impianto è più 90s e figlio dei Don Caballero. Di contro, tranne quelle sfumature alla chitarra accennate in precedenza, Porkestra offre pochi scatti che facciano drizzare le orecchie. Ovviamente dal loro punto di vista è giustissimo così. Massa compatta, prendere o lasciare.
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