Recensioni

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Chissà cosa sciolgono nel caffelatte, gli Zeus, progetto assurto a vita autonoma dopo essere servito a gruppo di supporto per il connazionale Jason Collett e qui esordiente sulla lunga distanza. Dici Canada e, annotando l’etichetta, pensi ai Broken Social Scene, a un pop corale e stratificato, sincretico e citazionista: sì e no, poiché il quartetto – Mike O'Brien, Carlin Nicolson, Neil Quin e Rob Drake: i primi tre autori, cantanti e polistrumentisti; Rob si accontenta della batteria – guarda al lustro ’67-’72 e preferisce gli oppiacei naturali alla caffeina.

Fattori che giustificano l’atmosfera di stordimento agreste (simile agli Small Faces di Ogden’s Nut Gone Flake o a certo Paul McCartney solista) e il gusto di caramello, la rilevanza delle tastiere e le trame “roots” da Wilco sbilenchi e meno robusti. Insieme che funziona, siccome latitano coloranti fuorilegge e la penna è di brillantezza sopra la media, capace ad esempio di far convivere ricordi Kinks e una E.L.O. ai minimi termini (How Does It Feel?, At The Risk Of Repeating) con dei Quasi senza low-fi (You Gotta Tell ‘er), la The Sound Of You da Zombies girati country con una ribalda Marching Through Your Head che beffa gli Of Montreal. A dispetto della ridda di nomi, per qualcuno potrebbe rivelarsi la sorpresa pop dell’anno. Il 2010, tanto quanto il ‘68 o il ‘72.  

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