Recensioni

7.3

Lo sguardo di un flaneur disilluso che cammina in centro fotografa tutta la solitudine condivisa e la decadenza nascosta dall’estetismo virtuale. Selfie e aperitivi non ci salveranno, il filtro dell’ironia si rompe e sarà qualcun altro a rassicurare tutti cantando che Andrà tutto bene. La terza guerra mondiale può scoppiare ogni giorno, ma forse saremmo troppo assediati dal bisogno di esistere ed apparire per accorgercene. Prima della deflagrante track conclusiva, in La Terza Guerra Mondiale, decimo album degli Zen Circus, c’è però tutto un bestiario selvatico e aggressivo da incrociare e osservare, da prendersi per il culo e lasciar fare.

Se Rino Gaetano in una delle sue giovanili sperimentazioni teatrali avesse voluto cantare «La guerra come unica igiene del mondo», l’adattamento sarebbe stato simile a questa title track. L’ironico manifesto d’intenti dell’album è una provocazione per pistoleri da cortile e ruspanti patrioti a zonzo su un italico pop rock. Se ieri «Viva la guerra / tanto vivi si muore», oggi «Una guerra mondiale ancora / per cominciare una nuova era» a chiarirci una volta per tutte schieramenti ed alleanze, interventisti e pacifisti, rivoluzionari e reazionari. Come Ilenia, la nuova ragazza eroina orfana di barricate e occupy che non sa parlare e non vuole farsi leggere. Che dovrebbe farsi un’insurrezione dentro prima di scendere in irriconoscibili piazze «affollate / ma innocue» che «fanno rivoluzioni solo quando sono vuote». E cazzola per supercazzola, tanto vale votare allora il Conte Mascetti, in un atto di rivolta personale, e passare da un punk barricadero al midtempo nel bar di Non voglio ballare.

Le voci filtrate dagli 80s spingono invece Pisa Merda, indie e garage che spara sulla provincia, sulla sua arretratezza e sul suo un cazzo da fare. Si scomoderanno o meno gli ermeneuti di Charlie Hebdo, il pezzo mira alla provincia come ai suoi detrattori. Ma è chiaro, è un posto difficile da non odiare almeno una volta in vita. Lo sanno bene il Blasco e il Liga, che della provincia hanno cantato e che di ballad come L’anima non conta ne hanno scritte. Il pezzo più lungo (per testo) della band è pronto per andare on air su Virgin come classic dei Settanta, e se gli Zen fossero stati su quel bus in Almost Famous, al posto di Tiny Dancer sarebbe partita lei. Puntina sul vinile, un ritornello che tarda ad arrivare, amici e nostalgia, lo sguardo sul mare di una ragazza del nordest e «ogni giorno che passa diventa un ricordo».

Dai Settanta arriva anche Niente di spirituale, trattato di filosofia Zen con il basso di sugli scudi e un coro angelico che ricorda (un poco) Hair. Ma prima c’è la pixiesiana Zingara (Il cattivista), attuale provocazione populista. Come dire, Iva Zanicchi con Zingara (campionata in apertura) vinse Sanremo nel 1969, oggi quel personaggio nemmeno al Primo Maggio avrebbe scampo. Stesso strappo scandisce l’ironica San Salvario, Violent Femmes e una distorsione post punk per l’occasione mancata di diventare il sequel del cult del gruppo Canzone di Natale. La morsa meno stretta continua nella scanzonata Il Terrorista, il pezzo più pop del disco, che torna al punk californiano per il ritratto di un improbabile fondamentalista romantico e corsaro. Ad Andrà tutto bene spetta la chiusa. Un freno all’ironia e una dichiarazione d’onestà. Every little thing is gonna be alright lo diranno altri: «Quello che dalla musica la gente vuole / è sentirsi dire che andrà sempre tutto bene […] ed è tutto quanto vero / hanno solo che ragione / siamo noi quelli sbagliati / che hanno sempre da ridire». Sipario. Anzi no, macerie.

Più costante del precedente Canzoni contro la natura e più sereno di Nati per subire, La Terza Guerra Mondiale prova che il Circo Zen non perde smalto e freschezza espressiva. Ancora nessuna débâcle, dunque, dopo l’acclamatissimo Andate tutti affanculo. L’album mantiene ritmo e attenzione costante, nelle melodie come nella narrazione spiccatamente ironica e nazionalpopolare. I testi di Appino convergono ancora verso il cantautorato, non suonano retorici e non sentenziano, «perché è il giudizio che ci indebolisce»; il basso di Ufo è gagliardo; le percussioni di Karim Qqru arrembanti. L’artwork di La Terza Guerra Mondiale a cura di Ilaria Magliocchetti Lombi e Fabio Timpanaro poi non poteva essere più ganzo, e il disco è il più power pop degli Zen Circus. Che mantengono la loro attitudine a partire dal titolo, già da solo una bella provocazione di questi tempi. Senza diplomazia, senza armistizio.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette