Recensioni

6.9

C'è di certo un forte ascendente Unsane nella sanguigna prepotenza del quartetto livornese Zedded, all'esordio con questo self titled. Fin dalla travolgente doppietta d'apertura Intro/Clemency è tutto uno stridere di chitarre, roboanti giri di basso, ritmiche serrate e ugole violentate a viaggiare diretti sul filo di un hardcore-noise nel quale aleggiano influenze delle più svariate.

Troviamo declinazioni estrapolate da fondamenta blues (Clauco, seguito forse della seminale scuola Scratch Acid?), garagismi caustici (Brownie Honey, Love Twice, Bugatti), episodi di pura esternazione rumorista (Tania) e math-core sbrindellato (Fujiko). Gli Zedded riescono inoltre ad alternare a parentesi tipicamente più disperate e tirate (Komodo), altre maggiormente intese allo scuotere corpi con un approccio sicuramente più orecchiabile (Rope e la conclusiva Model Me).

La violenza diretta e viscerale della band giunge a fondo grazie alla scelta della presa diretta e dell'analogico, a donare al lavoro un sound sporco, poco pettinato e privo di postproduzioni di alcun tipo; slancio testosteronico di gente che sa come elaborare la propria urgenza in contesti di pura aggressione sonora. Sintesi su pianta noise di approcci musicali diversi resi in modo feroce. Non indimenticabili ma sicuramente interessanti nella loro passionalità.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette