Recensioni

5.4

Turatevi il naso e castigate all'angolo i vostri standard qualitativi in fatto di musica. Arriva Zedd, l'ultimo pompatissimo nome della dance commerciale, nell'album studiato per sbancare la concorrenza: forte dell'enorme successo ottenuto col singolo Spectrum  (numero uno su Beatport per quasi 3 settimane), Clarity vuol essere l'affermazione definitiva e senza sbavature di quella categoria di musica dance che si sentiva nelle radio dei primi anni 2000, con le sue furbe triangolazioni sfumate tra electro house, trance e mediterranean progressive. Qualcosa che di per sé non è un male e che riflette una serie di segnali analoghi da più parti, dopo l'ultima Madonna prodotta da Benny Benassi, la generazione EDM dai Nero a Krafty Kuts e il nuovo fenomeno demential dance Gangnam Style.

Il problema però è che qui le tracce son tutte uguali, tutte fondate su jingle semplicissimi e anche un po' infantili (Lost At Sea o Clarity, l'effetto profondità zero figlio di David Guetta), beat gradasso su schema electro (tipo Stache, che gira per 4 minuti intorno al nulla) e parti cantate femminili tanto anonime che quasi ne apprezzi l'omologazione servile allo schema (nel pop le cose funzionano così, no?). Alla fine Hourglass è un pezzo onesto e l'ingresso della ragazza di Skrillex Ellie Goulding serve a sparigliare un po' le carte con una ventata di hardcore, ma su ogni mossa il produttore tedesco specula senza freni e anche i pezzi sulla carta più trascurabili come Follow You Down alla fine infastidiscono per quanto si crogiolano sui meccanismi più prevedibili, senza compensare con nessun tratto caratteriale. E allora rivogliamo Illusion.

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