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Yussef Dayes suona la batteria con un inconfondibile tocco afrobeat sospeso tra danze funk di fianchi e ginocchia, sciolto in aerodinamiche cosmic, mentre Kamaal Williams ci mette le sue tastiere imbevute di calda psichedelia e lunghe note d’amore per Thelonious Monk e Herbie Hancock. Assieme i due musicisti di stanza a Londra sono entrati in studio con Malcolm Catto dei The Heliocentrics e, dopo una breve frequentazione, hanno composto di getto questo flusso sonoro in piena regola: musica spontanea, ma prodotta con esperienza, che si è rapidamente riversata in un lavoro soggetto a molteplici influenze, ma che principalmente viaggia su un doppio binario 70s jazz-funk e lungo le vie più interessanti delle contaminazioni hip hop / jazz che dai 90s di Ishmael “Butterfly” Butler hanno portato alla Brainfeeder, dunque a Kamasi Washington, Thundercat e soprattutto Flying Lotus. Da aggiungere il fatto che i due hanno respirato per anni l’underground della Capitale britannica, con tutto il corollario di jungle che ne consegue, influenza indiretta ma comunque papabile in una tracklist che sembra battere, spesso e volentieri, anche il tempo della Canterbury di Robert Wyatt nei Matching Mole, dalla porta di Cosmogramma naturalmente.
L’insieme delle pieghe stilistiche in cui i due si sono infilati è troppo vasto e ozioso da elencare; del resto parliamo di un processo creativo composto di getto e in totale libertà, un disco che s’ascolta come un lavoro acid jazz di classe – pronto per stregare le folle dei festival più attenti alle contaminazioni dance a 360° – ma anche come un’opera più ambiziosa che nei momenti migliori si presta a spaccati di autentico rapimento (Remembrance). L’alchimia tra Dayes e Williams c’è, e le spezie per l’incanto sono state gettate.
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