Recensioni

I belgi Yuko sono arrivati al terzo album (dopo il debutto post-rock For Times When Ears Are Sore e il secondo più accessibile As If We Were Dancing), accentuando ulteriormente il carattere pop barocco del loro sound. Il progetto iniziale, poi accantonato, da parte del leader Kristof Deneijs era di realizzare un album di cover di classici religiosi e qua e là se ne avvertono echi (i cori lirici ad opera del soprano Deborah Cachet in un paio di brani, lo spiritual di Usually You Are Mine).
La principale ispirazione resta sempre quella dei Radiohead, questa volta ibridati Sigur Rós, sia nel carattere vocale di Kristof che nell’impianto musicale dell’album, con dosi elettroniche e reminiscenze post-rock. Attraverso la metafora del rimboccarsi le maniche (il titolo del disco si riferisce infatti all’avvertimento dato alle donne lavoratrici che sostituirono i mariti in fabbrica durante il secondo conflitto mondiale) i belgi sono riusciti così a trovare una loro formula abbastanza equilibrata, per un album gradevole e onesto, che non viene troppo schiacciato dal confronto con paragoni ingombranti.
Amazon
