Recensioni

7

Rarely Do I Dream nasce da una scatola di ricordi. Una scatola trovata nello scantinato dei genitori di Trevor Powers / Youth Lagoon, in Idaho, contenente foto e video che catturano momenti della sua infanzia. Una di quelle scatole che tutti abbiamo da qualche parte, che ogni tanto riapriamo per lasciarci attraversare dal tempo perduto. Se il precedente album, Heaven Is a Junkyard, prendeva vita da una traumatica reazione a dei farmaci da banco che avevano sconvolto il suo apparato digerente, il nuovo lavoro ha un’origine più luminosa, più intima. La sua essenza è disseminata in frammenti lungo tutto il disco, ma trova il suo apice nella traccia conclusiva, Home-Video (1988-1993), dove la voce innocente del suo sé bambino e quella dei suoi genitori aleggia su una dolce melodia ambient, trasformando il passato in suono.

Il lavoro si riflette già nei singoli lanciati, come Gumshoe (Dracula from Arkansas), un brano che cattura l’essenza degli anni ’90, con un sound country folk immerso in un’atmosfera di malinconia e svogliatezza. Il videoclip, un collage di vecchie videocassette, è una finestra aperta sull’infanzia di Trevor, ricreando il senso di nostalgia e ricordo. Speed Freak, al contrario, si sposta verso territori più inquieti, con un ritmo ipnotico e un synth distorto che evocano atmosfere da Beck sotto ketamina, spingendo il suono in una dimensione alt dance.

L’album si muove tra intimità e sperimentazione, stratificando il suono con soluzioni che spaziano dalla sopracitata chitarra country fino ad accenti jazz, basi trip hop Lucy Takes a Picture, Perfect World), breakbeat e downtempo. Ma tutto ruota attorno al potere evocativo della memoria, che permea ogni brano con una nostalgia dolceamara, sognante e a tratti persino edificante. Lo si percepisce fin dall’iniziale Neighborhood Scene, un etereo intreccio di indie-folk, bedroom pop e psichedelia, che trova il suo culmine nelle suggestioni estatiche alla Beach House di Lucy Take a Picture e nella psichedelia luminosa di Perfect World.

Rarely Do I Dream può essere considerato il disco più maturo di Youth Lagoon? Probabilmente sì, se si considera la stratificazione sonora e la varietà delle soluzioni musicali. Trevor Powers sembra aver fuso con maestria il suo solito impianto indie con influenze più eclettiche, una naturale evoluzione che ha avuto inizio sette anni fa, quando si è distaccato dal nome Youth Lagoon per produrre musica a suo nome. Rimane la nostalgia di chi scrive per il debut The Year of Hibernation, un album che incarna alla perfezione la magia del bedroom pop, una magia che quest’ultima prova sembra aver, in parte, vanificato. Ma è proprio questo il passo che ha permesso a Powers di costruire qualcosa di più ricco e complesso.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette