Recensioni

5.5

Difficile leggere quale sia il pubblico di riferimento di un uscita simile, se si escludono i già fedelissimi di Young Signorino. Perché è chiaro che chi non è interessato al personaggio difficilmente ascolterà questo disco sperando di rivalutarlo dopo Mmh ha ha ha, e chi invece aspettava l’ennesimo episodio di troll-rap rimarrà a sua volta deluso. Il ragazzo aveva in mano la carta della provocazione dada, tra produzioni spesso interessanti e testi che riducevano il tutto al grado zero della comunicazione, ma sembra abbia deciso di non percorrerla. 

Che il fenomeno Young Signorino fosse ben più dell’ennesimo flame di turno buono per far scannare la gente nei commenti sotto ai suoi video era già chiaro da un po’. Ed è legittimo che della sua proposta possa non fregare nulla. Perché spendere la parola dada con lui non è blasfemia, ma pura e semplice constatazione di un’indagine presente nel progetto, sicuramente non necessaria e probabilmente nemmeno interessante, ma presente. Detto in altre parole, è giusto e magari anche condivisibile trovarlo pretestuoso, irritante, inutile e quant’altro, ma liquidarlo frettolosamente buttandolo nel calderone dei Bello Figo e degli Andrea Dipré è comunque un atteggiamento da vecchi tromboni. Questo pippozzo introduttivo per dire che è giusto provare a capire cosa ci sta dietro, per poi magari buttarlo comunque nell’immondizia, ci mancherebbe. Ma il boomerismo a priori è comunque fuori luogo. 

Calmo è una mossa – dicevamo – difficile da leggere. Come da titolo, i pezzi consistono quasi tutti in melodie narcolettiche spalmate su produzioni che abbassano i bpm e suonano molto eleganti nella loro prevedibilità. Sembra di assistere al tentativo di esorcizzare una crisi di panico imminente o appena passata, cosa che lo rende sicuramente molto attuale in tempi di lockdown e relative solitudini forzate. Sicuramente più delle Bottiglie Privé di Sfera. Cionondimeno, le palle tendono facilmente a rompersi perché la marcia inserita è una e unica, ad eccezione di qualche numero vagamente caraibico e balalbile (Mon Amour). Insomma, la svolta è legittima ma risulta difficile capire se una proposta del genere potrà attecchire presso quegli adolescenti che ora, confinati in casa, ci si potrebbero più facilmente ritrovare. Per tutti gli altri, la giocata (soprattutto a livello musicale) va a battere più dalle parti di un Side Baby formato Arturo che da quelle di un Arca sfondato di lean come poteva essere una volta. Quindi boh.

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