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Colossal Youth si materializzò con un candore delicatissimo nel 1980, all’interno del catalogo Rough Trade, come primo e unico album degli Young Marble Giants, trio gallese fatto dei due fratelli Moxham (Stuart alla chitarra, come principale compositore, e Phil al basso) e la ragazza del secondo dei due; una ragazza capace di una voce celestiale e distaccata insieme (Constantly Changing), in piena tradizione new wave. Una fanciulla – di nome Alison Statton – che, a dire di Stuart, cantava come se stesse aspettando l’autobus. Nulla c’era della foga del punk, ma tanto dell’epoca.

Purezza cristallina, minimi termini, Colossal Youth ha qualcosa di Half Mute dei Tuxedomoon; due dischi perfettamente calati nel loro tempo – il basso ne è esempio – ma da consumare in ogni tempo. Certo, rispetto a Half Mute questo album non ha neanche alla lontana un’oscurità così definitiva (al posto del violino ci sono una drum machine da quattro soldi, tastierine Farfisa, Wullitzer Jukebox e geni a iosa per Blow, Parker&Lily e altri). Se c’è qualcosa che non risulta chiaro, qui, è come abbiano fatto a trovare un equilibrio così. Si intende il perfetto equilibrio tra post-punk – la tecnica chitarristica di Stuart è figlia del chitarrismo strozzato, più che ritmico, di provenienza Gang Of Four (Include Me Out) –, “messthetics” (l’estetica della confusione, dell’approssimazione, più prossima ai primi Scritti Politti), acquarelli dolcissimi e sfumati e placida melodia.

Ma veniamo al punto. La Domino ristampa ora una riedizione di Colossal Youth davvero preziosa – che segue la ristampa Pias del 2003. La versione del 2003 già conteneva 25 tracce anziché le 15 originali della stampa Rough Trade – e ancora prima circolava un’altra versione con 21 tracce. In questo ultimo caso l’album era fatto seguire dal Testcard EP; nella versione Pias, oltre a questo, comparivano i brani del (meraviglioso) singolo Final Day e un estratto – a firma YMG – della compilation Is The War Over. Ma ora, per la Domino, i CD sono ben tre. Il primo contiene Colossal Youth, da solo. Il secondo accorpa al malloppo Pias l’unica altra uscita a lunga durata di YMG, la compilation Salad Days; come trovarsi una meteora in giardino. Il terzo raccoglie qualche Peel Session. Insomma, si diceva di dischi da consumare.

Colossal Youth, ascoltato finalmente da solo, torna a essere quel disco da sentire e da risentire. Né i suoi fratelli minori deludono le aspettative. Ma quella gioventù fragilissima rimane un colosso difficile da superare.

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