Recensioni
Yo La Tengo
Prisoners Of Love: A Smattering Of Scintillating Senescent Songs 1985-2003
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Paolo Grava
- 1 Ottobre 2005

Ammirati quest’estate al festival Frequenze Disturbate di Urbino, gli Yo La Tengo posso essere considerati i portabandiera del rock alternativo americano. Alla soglia del ventennio di carriera i coniugi Ira Kaplan e Georgia Hublay danno alle stampe su Matador una raccolta che tenta di ricostruire la storia del loro progetto attraverso una quarantina di pezzi (la versione limitata contiene un terzo CD di outtakes), impresa come sempre ardua, a maggior ragione per una band che non ha mai avuto cadute di tono e crisi creative e nella cui produzione non è facile individuare degli hit single.
Si va dal suono velvettiano di Shaker al velluto sonico di From A Motel 6, dalla sognante low-fi song Did I Tell You alla soffice The Summer (pezzo uscito come unico originale nella raccolta di cover Fakebook). Al tourbillon estatico di feedback di Barnaby, Hardly Working si contrappone la gemma acustica Stockholm Syndrome, arricchita dal falsetto del bassista James McNew. Gli Yo La Tengo hanno esplorato ogni anfratto della musica indie senza cadere nella banalità, assimilando spesso il suono del momento per darne un’interpretazione personale e sperimentale.
Memorabili Nuclear War, cover di Sun Ra uscita inizialmente in quattro versioni differenti, l’organo di Autumn Sweater (che appare in un remix di Kevin Shields) e Blue Line Swinger, camaleontica suite ricca di cacofonie e riverberi, inno al rumore che chiudeva Electr-O-Pura.
Un album da procurarsi se si ha premura di gustare in un sol boccone l’evoluzione della band dal 1986 a oggi, da affiancare magari a Human Amusements At Hourly Rates dei Guided By Voices (che con i Nostri e i Sebadoh formano la "sacra triade dell’indie rock"). Forse meglio mettersi a caccia dei singoli dischi in offerta o usati. Io consiglio di iniziare a scoprirli attraverso l’esordio Ride The Tiger o I Can Hear The Heart Beating As One, senza fretta.
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