Recensioni

Con Grimes ormai in hiatus – presa da intricate questioni familiari e sempre più lontana dal ruolo di pioniera dell’immaginario synth-pop-cyber-orientalista che l’aveva consacrata – nuove figure si affacciano sulla scena, raccogliendone l’eredità. Tra queste, yeule – artista non binaria originaria di Singapore – rilancia con Evangelic Girl is a Gun, un lavoro che la riposiziona sulla scia del successo planetario di Charli XCX. Una transizione strategica, aiutato da nomi di peso come (non a caso) A.G. Cook ma anche Chris Greatti (già al lavoro con Grimes), Mura Masa, Clams Casino, Fitnesss e Kin Leonn: tutti produttori che qui, a vario titolo, gravitano intorno all’estetica della defunta PC Music.
Rispetto all’acclamato Softscars, dove chitarre e soluzioni alt & bedroom la facevano da padrone, qui la produzione si ammorbidisce, pur restando debitrice dei 90s (shoegaze, emo e trip hop). Il risultato è una versione con eyeliner ben marcato della Brat Summer della sopracitata Charli – fan dichiarata, che ha voluto yeule come opening act in diverse occasioni – e, in filigrana, una versione sottomarina di Caroline Polachek (VV). Brani come la title track, Evangelic Girl is a Gun, Eko e Skullcrusher mostrano chiaramente queste influenze: quest’ultima parte con un impianto dub interessante, prima di sfociare in un ritornello che sembra preso in prestito dai Garbage.
Parallelamente alla musica, yeule continua a coltivare la pittura, disciplina cui ha voluto dedicare simbolicamente questo disco, citando tra le influenze l’artista polacco Zdzisław Beksiński. Eppure, più che distopico o surrealista, l’album suona come il disco che Beabadoobee deve ancora – e forse dovrebbe – fare: un buon pop elettronico, una rilettura convincente dell’alt-pop anni Novanta (1967), e un immaginario cinereo coerente e d’impatto.
Ma se l’immaginario cresce, le canzoni lo fanno meno. Saiko gioca sul sicuro, appiattita su una melodia facilmente intercambiabile con decine di altre proposte mainstream e midstream. La title track, invece, sembra una B-side di Charli XCX, con volumi gonfiati e patina electro a mascherare l’assenza di un’idea forte.
Evangelic Girl is a Gun è un album conturbante, ben fatto, curato, con momenti di indubbio fascino, ma sembra più pensato per consolidare una carriera e ampliare il bacino d’ascolto – quest’anno yeule calca per la prima volta palchi da 1.500-2.000 persone in Europa e Regno Unito – che per colpire davvero nel segno. Una cifra stilistica mutante per definizione, ma forse ancora alla ricerca della sua autrice.
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